Mattarella richiama tutti, dal Colle altolà alla violenza: “Condanna senza esitazione”
Un richiamo ai propri doveri e ai propri limiti, ma soprattutto una chiamata alla responsabilità collettiva. Sergio Mattarella sceglie la tradizionale Cerimonia del Ventaglio al Quirinale per lanciare un messaggio netto contro la violenza e contro il clima di esasperazione (anche politica) cavalcata sull’onda dell’emotività. Un intervento che arriva dopo settimane segnate proprio dalla violenza: la guerriglia in Val di Susa, le tensioni e gli scontri seguiti alla morte di Abderrahim Fakir a Bologna, fino al caso dell’orefice Mario Roggero. Il presidente della Repubblica – “estraneo alla dialettica tra le forze politiche” – evita accuratamente di entrare nella contesa. Ma tra le righe del suo discorso emergono richiami precisi. Il primo riguarda il linguaggio e il clima che si respira nel dibattito pubblico. Per il Capo dello Stato le tensioni della campagna elettorale, con il voto ancora lontano, rischiano di distogliere l’attenzione dai problemi concreti dei cittadini. L’invito qui, è recuperare “reciproco rispetto”, mettendo da parte un’aggressività verbale “spesso immotivata e controproducente”.
Mattarella e la condanna delle violenze in Val di Susa
Il passaggio più duro è però quello dedicato alla violenza. “La violenza è un virus letale per la democrazia e per la vita sociale. Aggredisce la Costituzione chi la pratica, chi la predica, chi la giustifica”. Parole che derivano da quanto avvenuto in Val di Susa durante le proteste No-Tav e che assumono inevitabilmente il valore di una condanna delle violenze messe in atto dai manifestanti. Per il presidente quanto accaduto è “inammissibile” e avverte: “Non è accettabile alcuna esitazione né circospezione nel condannare e contrastare comportamenti aggressivi”. Insomma, un richiamo che sembrerebbe riguardare quella parte dell’opposizione che ha impiegato fin troppo prima di condannare apertamente gli assalti ai cantieri dell’alta velocità. Una condanna-monito che arriva mentre proprio in Val di Susa si stanno rafforzando le norme di sicurezza. Il prefetto di Torino ha esteso il divieto di campeggio libero, dopo aver già vietato l’allestimento nei comuni limitrofi ai cantieri fino al 3 agosto. L’esigenza è la tutela dell’ordine pubblico e per questo, con altre due ordinanze, il prefetto ha vietato il possesso, senza giustificato motivo, di caschi, passamontagna, maschere antigas, fumogeni e altri oggetti idonei a occultare il volto o a essere utilizzati negli scontri, oltre a impedire l’accesso organizzato alle aree vicine ai cantieri Tav nei comuni interessati. Tutto, per evitare il ripetersi delle violenze che nei giorni scorsi hanno provocato ingenti danni e il ferimento di 126 agenti di polizia. Tuttavia, potrebbe non bastare. Perché gli attivisti nel pomeriggio di ieri hanno fatto sapere che, da dove si sono appostati, non se ne andranno: “Rimaniamo qui”.
Il rifiuto del confronto che allarma il Colle
Ma oltre la Val di Susa c’è altro. Nel suo intervento Mattarella si allarga oltre il caso specifico. A preoccupare il Capo dello Stato è il crescente rifiuto del confronto democratico. “Una sorta di rifiuto sdegnato non di condividere ma di ascoltare le opinioni altrui”, osserva, denunciando un clima di reciproca intolleranza e di avversione fanatica che rischia di alimentare nuovi episodi di violenza. Insomma, la condanna della violenza non può conoscere distinguo né essere subordinata all’appartenenza politica di chi la compie. Lo stesso principio viene richiamato quando affronta, non esplicitamente, il caso Mario Roggero. Mattarella ricorda che “in una società civilmente ordinata, rassicurante per i cittadini, i comportamenti individuali devono rispettare le regole comuni, quelle della legge”. Una messa in guardia da quella tentazione di costruire norme sulla base di singoli episodi o sull’onda della pressione dell’opinione pubblica. Se si rovescia questo principio, avverte, “non si rafforza la sicurezza ma si decide l’abdicazione dello Stato”. Un messaggio che arriva mentre il centrodestra è nel pieno del dibattito sulla legittima difesa e sulla possibilità di cambiarne la legge. A raccogliere il testimone, ai microfoni de L’identità, il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli: “Credo che sia da correggere una legge se questa non prevede attenuanti per chi reagisce fuori controllo psicologico dopo aver subito delle violenze oggettive”. E chiarisce: “Per me Roggero è condannabile e deve essere punito in maniera comprensibile e giusta, ma credo che 14 anni siano uno sproposito”. Il Colle è stato chiaro e l’invito, in questa calda estate, è quello di non smarrire il confine tra legittime rivendicazioni e violenza. Un richiamo che peserà, su tutti, anche al rientro.
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