L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Economia

La sfida di Giorgia

"No patrimoniale, meno tasse al ceto medio", Meloni già apre la campagna elettorale

di Giovanni Vasso -


La sfida di Giorgia non è solo quella di tagliare le tasse al ceto medio, no (assoluto, ça va sans dire) alla patrimoniale. Se fosse tutto qui, non ci sarebbe (quasi) notizia. Invece il discorso di Giorgia Meloni alla platea di Confcommercio ha un significato che esula dai singoli temi dell’economia. E diventa politica. È iniziata la campagna elettorale. Anche per la premier. Che, nell’intervento tenuto ieri, ha tratteggiato qualcosa che sembra andare anche oltre il pur necessario programma da sottoporre agli elettori nel 2027.

La sfida di Giorgia e l’identità del Sistema Paese

C’è una parola ricorrente nell’intervento della premier. Identità. La declina, Meloni, in ambito economico. Anzi, programmatico e di visione. In apertura, difatti, la premier torna a insistere sull’importanza del commercio di vicinato, delle botteghe e dell’artigianato di qualità. Un tema che, intriso com’è (altrove) di retorica, parrebbe fin troppo banale. E invece non è così, perché la citazione della premier ha una duplice lettura. La prima riguarda la forza del Made in Italy, anzi quel “sense of Italy” che per Meloni si traduce in quel complesso di fatti, conoscenze, informazioni e tradizioni, insomma in un solido know how che fa delle produzioni nazionali delle vere e proprie eccellenze. E che, evidentemente, “non si delocalizza”. Chiusura che diventa piena di significato nell’epoca del reshoring, della globalizzazione che s’è rotta e delle supply chain che cambiano insieme ai rapporti geoeconomici globali. La seconda declinazione, però, si legge nell’appello securitario. Anche, se non soprattutto, in senso economico. No alla concorrenza selvaggia. Occorre mettere un limite (serio) allo strapotere dei colossi digitali che fanno il bello e il cattivo tempo e costringono alla chiusura un numero di attività sempre maggiori. Una sfida vera e non solo per Giorgia Meloni.

La concorrenza sleale è (anche) un tema di sicurezza

Ma, contestualmente, la concorrenza sleale si rintraccia pure, per Meloni, in quella vagonata di partite Iva e negozietti aperti, poi chiusi, quindi riaperti “soprattutto” dagli extracomunitari. I centri storici delle città piccole e grandi ne sono pieni zeppi. La premier, a questo genere di attività “apri e chiudi” ha dichiarato guerra: “Fenomeno odioso”, dal momento che tali escamotage servirebbero a non pagare le imposte. “Ne abbiamo chiuse d’ufficio già 24mila”. E quindi ha ribadito: “Un risultato importante per lo Stato, ma di più per gli imprenditori onesti di questa nazione, che pagano le tasse e non meritano di subire la concorrenza sleale di chi magari è entrato illegalmente in Italia si mette pure a farci concorrenza sleale”. Pure Vannacci è servito. “Il messaggio che vogliamo lanciare è che questa non è la Repubblica delle banane: si rispettano le regole, perché senza regole non c’è mercato e non c’è crescita”. Ecco.

Ceto medio e patrimoniale

Il cuore dell’intervento, naturalmente, è sul ceto medio. E su quelle proposte che uniscono, al di là delle bandiere di partito, l’intera coalizione del centrodestra. Le tasse da abbassare, la patrimoniale da esorcizzare a tutti i costi. “Vogliamo fare di più per alleggerire carico fiscale su ceto medio. Altri parlano di tassare il patrimonio, noi lavoriamo perché gli italiani possano ambire ad averlo un patrimonio, dopo decenni di lavoro e sacrifici”. Sembrava (quasi) di sentire il vecchio Berlusconi e le sue indimenticabili intemerate. A Elly Schlein e ai suoi alleati saranno fischiate le orecchie. Poi, Meloni, parla ai commercianti. Riconosce alle piccole attività un ruolo centrale, e decisivo, non solo in termini economici per la vita delle comunità.

Il ruolo (decisivo) delle piccole imprese

“Le vostre attività rappresentano quel tessuto che tiene vivo il nostro territorio, i nostri borghi, le nostre città, dalle più grandi alle più piccole. Ogni serranda alzata è una luce, un punto di riferimento, una certezza. Ma è anche segno di energia, di saper fare e presidio di sicurezza, di socialità, di comunità”. Insomma, ha affermato Meloni, “è qualcosa che nessuna piattaforma online potrà mai sostituire”. Cita il sociologo americano Robert Putnam, la premier. Perché è dal complesso di relazioni, fiducia e norme condivise che arriva il progresso economico e, con esso, la stabilità di un Paese. E in un momento in cui vincono le polarizzazioni, trainate dall’architettura stessa dei social che hanno sostituito le discussioni in piazza, i confronti nelle sezioni e le mozioni ai congressi, si tratta di concetti che hanno una certa e innegabile importanza. Si riparte, in fondo, da ciò che siamo. Quindi dall’identità. Che passa naturalmente da proposte condivise e riconoscibili. La campagna elettorale è già partita. Al di là del taglio delle tasse al ceto medio e del no alla patrimoniale. “Non è il tempo delle incertezze, è il tempo dell’azione: ma la buona notizia è che questo è anche il tempo dell’Italia”. La sfida di Giorgia è (anche) qui.


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