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Superbonus, truffe infinite: sequestro da mezzo miliardo a Siracusa

L'indagine per (presunti) lavori in tutta Italia da società inesistenti: dodici indagati

di Paolo Diacono -


Le truffe del Superbonus sono come gli esami di Eduardo De Filippo: non finiscono mai, e a Siracusa finisce sotto sequestro più di mezzo miliardo di euro. Crediti fiscali fasulli che hanno messo nei guai dodici persone in tutta Italia. Dalla Sicilia fino al Veneto passando per Campania e Lombardia. L’ultima operazione porta la firma dei finanzieri del Nucleo speciale tutela entrate e repressione frodi fiscali di Roma. Che hanno eseguito il decreto, anzi i cinque decreti di sequestro, emessi dal giudice per le indagini preliminari del tribunale aretuseo.

Truffe Superbonus, l’ultimo blitz

Un “sofisticato e pericoloso sistema illecito” quello che sarebbe emerso dai sequestri sul Superbonus a Siracusa. Un giro che si basava su oltre sessanta società italiane, quasi tutte fittizie: senza sede, senza dipendenti, senza macchinari e senza nemmeno una struttura imprenditoriale. Eppure avrebbero ottenuto fino a 560 milioni di crediti fiscali. Per (presunti) lavori in ventidue condominii tra le province di Bergamo, Como, Macerata, Messina, Monza Brianza, Padova, Pavia, Roma, Salerno, Siracusa, Varese, Vercelli e Verona. Una rete di prestanomi a livello nazionale. Che ha “lavorato” per anni riuscendo a lucrare una somma a dir poco considerevole di crediti fasulli.

Gli indagati

Sono dodici le persone che sono finite sotto accusa per i crediti fiscali fasulli Superbonus tra Siracusa e il resto d’Italia. La presunta organizzazione farebbe capo a professionisti lombardi, che avrebbero scandagliato gli ambienti delle imprese per trovare prestanomi a cui intestare le società di comodo. L’anello esecutivo risulterebbe individuabile in due professionisti della provincia di Chieti, abilitati ad accedere alla piattaforma cessione crediti dell’Agenzia delle Entrate che dietro compenso per ciascuna pratica inserita avrebbero trasmesso oltre 2.000 comunicazioni per generare i crediti fittizi nei cassetti fiscali. Altri indagati si sarebbero occupati di cedere i crediti a cessionari che, a loro volta, li avrebbero utilizzati in compensazione di debiti tributari reali o monetizzati vendendoli.


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