Cuore bruciato Domenico: sospesi due medici
Il Gip di Napoli ha disposto la misura cautelare dell'interdizione dalla professione medica per il primario cardiochirurgo Guido Oppido (sospeso per 12 mesi) e per la sua vice Emma Bergonzoni (sospesa per 7 mesi)
L'ospedale Monaldi di Napoli
Caso cuore bruciato di Domenico al Monaldi, arresti domiciliari evitati ma scatta l’interdizione: sospesi i medici cardiochirurghi Oppido e Bergonzoni per il trapianto fallito.
Caso Monaldi
Nuova svolta nell’inchiesta sulla tragica morte del piccolo Domenico Caliendo, il bimbo di 2 anni e 4 mesi deceduto il 21 febbraio all’ospedale Monaldi dopo due mesi di coma. Il Gip di Napoli, Mariano Sorrentino, ha disposto la misura cautelare dell’interdizione dalla professione medica per il primario cardiochirurgo Guido Oppido (sospeso per 12 mesi) e per la sua vice Emma Bergonzoni (sospesa per 7 mesi).
Le pesanti accuse che gravano sui due medici sospesi dell’équipe della Cardiochirurgia pediatrica dell’Azienda Ospedaliera dei Colli riguardano i reati di falso materiale e ideologico in concorso, in relazione alle pesanti anomalie riscontrate nella compilazione della cartella clinica di Domenico.
Le accuse dei Nas ai due medici: orari alterati e operazioni anticipate in cartella clinica
Secondo i magistrati della Procura (il pm Giuseppe Tittaferrante e l’aggiunto Antonio Ricci), l’équipe medica avrebbe attestato circostanze non corrispondenti al vero nel referto operatorio del drammatico intervento avvenuto il 23 dicembre 2025.
Le discrepanze principali contestate dagli investigatori riguardano due aspetti critici. Innanzitutto la falsificazione dei tempi. In cartella clinica sarebbero stati falsificati gli orari di arrivo del cuore da Bolzano e i tempi relativi all’espianto dell’organo malato dal petto del piccolo Domenico.
Poi, la finta attesa dell’équipe trentina. I due chirurghi avrebbero scritto di aver avviato le procedure di cannulazione e circolazione extracorporea dopo l’arrivo a Napoli dell’équipe che si era occupata del prelievo a Bolzano. Gli accertamenti dei Nas hanno invece dimostrato che le operazioni erano iniziate molto prima che i colleghi giungessero al Monaldi.
Il giallo del “cuore bruciato”: dal ghiaccio secco all’omicidio colposo
Il reato di falso si inserisce in un quadro investigativo molto più ampio e drammatico. Complessivamente, sono sette i medici iscritti nel registro degli indagati, tutti accusati a vario titolo di omicidio colposo in concorso.
Il nucleo dell’inchiesta
Il 10 giugno si è concluso l’incidente probatorio sui due cuori del bambino (quello malato e quello espiantato). L’organo donato, proveniente dall’ospedale San Maurizio di Bolzano, sarebbe giunto a Napoli gravemente danneggiato dal freddo (“bruciato”) a causa dell’errata conservazione nel box di trasporto con ghiaccio secco. Nonostante l’organo fosse compromesso, l’impianto venne eseguito comunque, portando al collasso post-operatorio del bambino.
L’alterazione della cartella clinica, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbe servita proprio a nascondere le falle temporali e procedurali di una catena dei soccorsi e dei controlli totalmente andata in blackout.
Torna alle notizie in home