Le concessioni restano chiuse nei cassetti. Il capo di Confindustria: "Così non va"
Orsini esorta il governo a lanciare il cuore, anzi le concessioni sulle energie rinnovabili, oltre l’ostacolo delle burocrazie. Che anche in Italia, così come in Europa, rischiano di rallentare un processo necessario a potenziare e, oggi più che mai, mettere in sicurezza il comparto produttivo e industriale del Paese.
Orsini e il nodo delle concessioni delle Rinnovabili
Tic, toc. Orsini tiene il tempo e ricorda al governo che son già passati “due mesi” da quando “ho detto che in Italia ci sono 4mila concessioni per le rinnovabili da sbloccare”. Ha portato il conto, l’inquilino di viale dell’Astronomia. “Sono passati sessanta giorni e quelle concessioni sono ancora ferme lì. Eppure stiamo parlando di oltre 130 gigawatt di progetti già pronti e solo da mettere a terra”. Non c’è (altro) tempo da perdere. Bisogna darsi una mossa. Anche perché lo scenario italiano, purtroppo, è quello che conosciamo già. “Noi rinunciamo al gas e al nucleare e lasciamo le rinnovabili bloccate negli uffici”, ha detto sintetizzando in una sola frase i grandi nodi dell’energia (e quindi della produttività) nazionale. “Il risultato è che il prezzo dell’energia continua a pesare sulle nostre imprese”. E non si tratta di pochi spicci, anzi. “Oggi il Pun è a circa 130 euro per megawattora – ha riferito Orsini -, considerando trasporto e dispacciamento, il costo si alza ancora: a questi prezzi le nostre imprese non possono competere. Per questo serve un cambio di passo, in Italia e in Europa”.
Il sistema Paese regge: ma fino a quando?
Finora, il sistema Paese sta reggendo. Ma, come sanno fin troppo bene i cinefili e, a maggior ragione, gli ammiratori di Mathieu Kassowitz, il problema non è mai la caduta, semmai lo può diventare l’atterraggio. “Le nostre imprese stanno facendo la loro parte: l’export tiene e la manifattura continua a essere il motore del Paese. Ma ogni giorno che passa, con quelle 4mila concessioni ferme, è un giorno in più in cui le nostre imprese e famiglie pagano un prezzo dell’energia che non dovrebbero pagare”, ha concluso Orsini.
Gli Ets inquietano (anche) gli armatori
Nel frattempo continua il dibattito sugli Ets. Assarmatori s’è rassegnata e ora punta tutte le fiches sulla revisione: “È attesa per luglio la proposta di revisione del regime Ets da parte della Commissione europea. Abbiamo capito che la sospensione sia un’utopia”, spiegano dall’organizzazione degli armatori. Che però s’ostinano, e non possono fare altrimenti, a guardare al bicchiere mezzo pieno. In questo scenario, la revisione degli standard diventa “un’occasione forse unica per limitare i danni causati da politiche che, purtroppo, sembrano ignorare la realtà dei fatti”.