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Il tesoretto della pace tra riarmo e famiglia

La riapertura di Hormuz potrebbe far rifluire miliardi nelle casse dello Stato, la proposta di Giorgetti

di Pietro Pertosa -


Il riarmo diventa una questione di famiglia e pure di governo. La premessa è inedita. Già, perché con i lampi di pace che arrivano dall’Iran, si fanno concrete le speranze che tutto torni alla normalità. E, soprattutto, che rientri (in tempi ragionevoli, per carità) la crisi che s’è innescata con il transito ridotto (se non bloccato) attraverso lo Stretto di Hormuz. Sembra già alle spalle, il problema. E il governo già immagina di poter risparmiare chissà quanti miliardi per espungere le misure di sostegno che, altrimenti, sarebbero state necessarie per sostenere i consumi dei cittadini e la produzione delle imprese. Ecco, la premessa è questa. E, una volta tanto, si tratta di un problema d’abbondanza. Almeno in teoria. Detta meglio: si aprono spiragli per risparmiare qualche miliardo del bilancio pubblico. Il ministro Giancarlo Giorgetti ha le idee chiare. “Se la situazione si dovesse risolvere in senso positivo, si aprirebbero degli spazi significativi da poter utilizzare nei confronti della politica per la famiglia”. Che, assicura il titolare del Mef, è “una costante della nostra azione di governo”.

Tra Riarmo e famiglia

In collegamento video con il Festival umano tutto intero, Giorgetti ha spiegato: “Ho ascoltato le proposte delle famiglie molto numerose. Dobbiamo segnarcelo in rosso da ricordare perché è una cosa giusta da fare e sicuramente non è di quelle che scassano i conti”. E, per di più, consentirebbe di imbastire qualche misura più espansiva, dopo una manovra alquanto sparagnina come quella passata a dicembre scorso, in vista dell’appuntamento elettorale del prossimo anno. Insomma, si potrebbe pensare pure di tornare a quello che era il piano originale del governo Meloni. Però, adesso che (forse) l’emergenza bolletta sta rientrando c’è un altro dossier a cui mettere mano. Quello delle spese per la Difesa. Ce lo chiede l’Europa. E ce lo ricorda Crosetto. Che, ormai s’è stufato di aspettare. Ci sono le cifre che ballano. Cinque miliardi, dal fondo Safe. Prestiti europei con una clausola di indirizzo fin troppo chiara.

Il dribbling di Crosetto

Il ministro alla Difesa dribbla i cronisti a Montecitorio, dando mostra di aver perso il conto (e il filo) del dibattito: “Sono cinque miliardi? Continuate a chiedere a me cose che dovreste chiedere a Giancarlo Giorgetti”. Crosetto, in realtà, le cose le sa a menadito. Ma non si espone e, dal suo punto di vista, fa bene: “Quando ci saranno le condizioni capiremo cosa succede”. Certo, intanto c’è tempo. Di soldi non ce n’è mai abbastanza, di problemi invece sempre troppi. Epperò, il ministro all’Industria Adolfo Urso rivendica di averli più che dimezzati: “I tavoli di crisi gestiti dal nostro dicastero si sono ridotti a 43 perché altre 40 crisi hanno avuto soluzione positiva con la salvaguardia degli stabilimenti e degli occupati. Per far capire la differenza: quando governavano gli altri i tavoli di crisi erano in media 170, 4 volte di più di quelli attuali”, ha detto al question time alla Camera.

Urso e ciò che sappiamo sull’ex Ilva

“C’è ancora da fare e ci auguriamo di poterlo fare nei prossimi mesi, ma è indubbio, i dati sono significativi, siamo sulla strada giusta”, ha aggiunto. Prima di ribadire ciò che già si sa sul dossier ex Ilva: “La siderurgia è un settore strategico fondamentale per la nostra industria, non dobbiamo arrenderci agli ostacoli che spesso si frappongono, anche da parte di altri poteri dello Stato, dobbiamo lavorare insieme per dare una soluzione costruttiva e sostenibile nel tempo anche agli stabilimenti dell’ex-Ilva”. Riarmo e famiglia ma pure industria. La pace è arrivata, la soluzione ai problemi ancora no.


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