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Sociale

Il Pontefice in vista della X Giornata Mondiale dei Poveri: «Il Signore è il rifugio del povero»

di Andrea Canali -


Significativo si può considerare il messaggio per la decima Giornata Mondiale dei Poveri, che sarà celebrata domenica 15 novembre 2026 sul tema «Il Signore è il rifugio del povero». Basti ricordare che il nazzareno rispetto agli stessi affermava “Beati i poveri in spirito, perché di loro è il regno dei cieli” e aggiungeva anche che : “i poveri li avesse sempre con sé”. Tale questione vista alla luce della nuova  Enciclica “Magnifica Humanitas con la problematica dell’Intelligenza Artificiale che avanza e del mercato globale  che  spesso è spietato, che inghiotte tutto e tutti, diventa ancora più importante e sentita tale problematica.

Quindi  deve far riflettere anche il messaggio che si può considerare ancora  attuale della Rerorum Novarum, ossia la giusta mercé per il giusto lavoro, con  un salario più giusto  (visto che i salari nel nostro paese sono tra i più bassi di Europa).

Quindi non è più tollerabile nel terzo millennio l’ingiustizia sociale che colpisce prima di tutto i poveri che come è noto –anche etimologicamente- sta a significare chi ha poco o nulla e nella nostra società purtroppo stanno aumentando i poveri che lavorano essendo stato azzerato il ceto medio.

Insomma, tale condizione dell’essere umano alla continua ricerca di un benessere che gli possa dare stabilità dell’animo e del fisico, e che spesso non arriva, nasce anche  da  una corruzione che il Vicario di Cristo  definisce «tracotante», ossia  capace di discriminare, emarginare e spegnere la domanda di giustizia. 

Nel solco di Papa Francesco che nei bisognosi vedeva il volto di Cristo, al punto tale di costruire delle strutture di accoglienza per i senza dimora nel colonnato. Anche il Papa americano  conferma tale visione in quanto è consapevole delle difficoltà sociali ed esistenziali del nostro tempo. Pertanto  il Santo Padre si è espresso sottolineando la perdita della trascendenza e la ricerca dell’esistenza di Dio sostituita dall’idolo denaro e dal consumismo che se portato all’estremo, determina la secolarizzazione e l’abbattimento del sacro.

Il Pontefice nella sua riflessione collega quindi lo strappo e il disagio sociale alla crisi spirituale della nostra società, divenuta arida e a tratti disumana. Insomma, quando Dio viene espulso dalla vita concreta, osserva Prevost, il rapporto tra le persone non si costruisce più sul rispetto, ma sul dominio.

A pagarne il prezzo sono i più fragili. «I primi a doverne subire le conseguenze sono i poveri, non a caso in aumento in molte società – e poi  aggiunge – “L’assenza di Dio pone le persone non più una accanto all’altra nel rispetto reciproco, ma una sopra l’altra nel segno del dominio e della sopraffazione. Viene così esibita una dissacrante logica di prevaricazione e di scarto che emargina e umilia. In questa condizione si trovano non solo singole persone, ma intere popolazioni”.

Da qui l’appello a un esame di coscienza. Non astratto. Non rituale. Il Vicario di Cristo chiede ai cristiani di misurare la propria fede sul rapporto reale con chi vive nella povertà: presenza, ascolto, condivisione, liberazione.

«Sorgono inevitabili alcune domande, che in questa X Giornata Mondiale dei Poveri abbiamo urgenza di far risuonare nella nostra mente e nel nostro cuore. A tal proposito nel testo entra anche San Francesco d’Assisi, nell’anno dell’ottavo centenario della morte. Il Vescovo di Roma  ricorda il gesto del poverello che, arrivato a Roma come pellegrino alla tomba dell’apostolo Pietro, si spogliò dei propri abiti per indossare quelli laceri di un mendicante e trascorrere la giornata chiedendo l’elemosina. In conclusione la Giornata mondiale dei poveri, conclude sottolinea il Pontefice, deve diventare un passaggio concreto per riconoscere chi cerca protezione, dignità e appartenenza dentro le comunità cristiane. «Confido che questa X Giornata Mondiale dei Poveri possa costituire una tappa significativa per riscoprire il volto di tanti fratelli e sorelle che cercano rifugio in Dio e desiderano sentirsi a casa nelle nostre comunità».


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