Il terzo Festival dell’«Umano Tutto Intero»
Un inedito pellegrinaggio esistenziale e pubblico per rovesciare il paradigma del disincanto contemporaneo e rimettere al centro della società la persona, le sue fragilità e il suo bisogno innato di relazione. Con questa provocazione culturale si è svolto a Roma, nella splendida cornice del Pio Sodalizio dei Piceni a Piazza San Salvatore in Lauro, il 3° Festival dell’«Umano Tutto Intero», l’appuntamento annuale promosso dal Network associazionario “Ditelo sui Tetti”.
L’edizione di quest’anno ha assunto una rilevanza straordinaria, collocandosi nel pieno dell’VIII centenario della morte di San Francesco d’Assisi (1226-2026), patrono d’Italia e d’Europa. Proprio i passi, i luoghi e le conversioni del Santo di Assisi hanno fatto da bussola a una due giorni di dibattiti, testimonianze e interventi istituzionali, volti a dimostrare che l’esistenza e la realtà non sono un caos che conduce al nulla, ma un “fiume” da navigare con la bussola della ragione e del cuore.
Prima Giornata: La realtà è un nemico da fuggire? Giovani, dipendenze e l’illusione dell’IA
La giornata di apertura del 16 giugno si è interrogata sul drammatico quesito: “Realtà: nemico da fuggire?”. I lavori hanno preso il via con l’inaugurazione della mostra sui giovani che hanno fatto la storia: “Giovani: davvero buoni a nulla…?”, curata da Ester Corona, con la partecipazione di Massimo Ciambotti (Fondazione Claudi), Mons. Gianni Fusco (UCID) e del Vicepresidente della Camera, on. Fabio Rampelli.
Il focus si è subito stretto intorno al disagio giovanile e alla tentazione della fuga dal reale.
Un allarme rilanciato con forza da Massimiliano Zaniolo, presidente dell’associazione Creature Italia:
“I giovani vanno capiti nella loro duplice luce di sofferenza verso la vita e di nuove risposte alla vita stessa. Tre le dipendenze che ho individuato oggi: dalle droghe, dal digitale e dalle ideologie, che spesso sono fucina di mode e di crisi. In questi tempi caratterizzati dalla dissociazione dal reale, pregare significa tentare di rivolgersi all’alto e all’altro: è capacità di relazionarsi e ci aiuta a vivere nel creato.”
A questa urgenza relazionale ed educativa ha risposto il Sottosegretario all’Istruzione, Paola Frassinetti, portando lo sguardo sulle sfide della scuola di fronte alla tecnologia: “È il cervello che comanda tutto e non può essere sostituito dall’IA, uno strumento che deve supportare e non sostituire. La velocità e la facilità dell’IA potrebbero annullare lo spirito critico di porre una domanda. La noia è centrale in questo dibattito, come la fatica, che troppo spesso si vuole evitare: invece la scuola deve lavorare per costruire una opinione completa e senza scorciatoie, insegnando ai ragazzi una cultura del rispetto integrata.”
Frassinetti ha inoltre rivendicato il primato del Governo in Europa per aver inserito l’IA come competenza trasversale nei curricula scolastici fin dalle primarie.
Il Diritto tra tecnocrazia e dignità della persona
Il Festival ha poi allargato lo sguardo sulle risposte che le istituzioni e la giustizia offrono a questo “cambio d’epoca”.
Il Presidente emerito della Corte Costituzionale, Antonio Baldassarre, ha offerto una dura disamina sullo stato della giurisprudenza occidentale: “Il diritto è in sofferenza perché le società occidentali sono divise sui valori di fondo, mentre la Costituzione prescrive l’unità dei valori. Oggi le società europee usano solo il divieto contro l’IA, ma il divieto è lo strumento più rozzo che si possa mettere in campo”.
Sul fronte della giustizia e della dignità umana, è intervenuto il Viceministro della Giustizia, Francesco Paolo Sisto, che ha richiamato l’attenzione sui diritti del cittadino e sulle garanzie costituzionali:
“Ci siamo battuti con forza durante il referendum per il giusto processo; non mi piace che chi si è pronunciato per il sì oggi sia ghettizzato. Il fenomeno giudiziario va letto sotto due aspetti: pena e processo. Se la giustizia è vita possiamo saperlo solo se si distingue tra quello che è scritto e quello che accade. Tutti devono essere difesi, dice la Carta, e dovremmo potenziare questo articolo”.
Le parole di Sisto hanno trovato una drammatica e vivissima eco nella testimonianza di Marco Sorbana, vittima giudiziaria, che ha commosso la platea rievocando il buio della detenzione:
“Quando mi hanno arrestato mi hanno tolto non i mezzi materiali, ma la dignità. Ho ricostruito una cella di 4 passi per 2 per non dimenticare, e parlo con tutti quelli che hanno scontato la pena. Oggi quando piove non uso l’ombrello, perché quei giorni in carcere mi hanno cambiato. ‘Se il vecchio potesse e i giovani sapessero’: uso questo adagio di mio nonno per raccontare la libertà e la paura”.
Seconda Giornata: La realtà come promessa. Lavoro, Famiglia e l’orizzonte dei Conti Pubblici
La seconda giornata si è aperta mercoledì 17 giugno con la celebrazione della Santa Messa da parte di S.E.R. Card. Mario Grech, Segretario Generale del Sinodo, introducendo la sessione: “La realtà è Promessa del Centuplo”. Al centro del dibattito, le risposte della politica, della finanza e dei corpi sociali per rimettere la famiglia e la sussidiarietà al cuore dello Stato.
Proprio sul delicato equilibrio tra risorse macroeconomiche e sostegno alla natalità è intervenuto il Ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, delineando un quadro di realismo ma anche di forte impegno per il futuro: “Se la situazione internazionale si dovesse risolvere in senso positivo, si aprirebbero degli spazi significativi da poter utilizzare nei confronti della politica della famiglia che è una costante della nostra azione in questi anni di governo. Ogni anno facciamo un passo, non il passo decisivo ma un passo avanti in una situazione di finanza pubblica sempre complicata, perché stiamo faticosamente uscendo dall’emergenza e sempre una nuova emergenza si para innanzi”.
Giorgetti ha poi risposto direttamente alle sollecitazioni del mondo associazionario presente: “Ho ascoltato le proposte delle famiglie molto numerose. Dobbiamo segnarcelo in rosso da ricordare perché è una cosa giusta da fare e sicuramente non è di quelle che scassano i conti”.
Una linea di prudenza finanziaria che si inserisce nel solco delle misure già avviate e illustrate dal Ministro per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità, Eugenia Roccella: “Con il decreto lavoro è stata migliorata la coesione comunitaria e l’ambiente di lavoro, tenendo sempre in debita considerazione il tema della denatalità, che incide moltissimo sul futuro del Paese. La nostra è una visione partecipativa: vogliamo coinvolgere le aziende grazie alla certificazione sulla conciliazione vita-lavoro e per primi siamo intervenuti per un welfare aziendale che aiuti la genitorialità. Parliamo di accesso all’occupazione femminile e lo facciamo durante il primo governo della storia d’Italia guidato da una donna. Non mi sembra banale”.
Sulla stessa scia si è inserito l’intervento dell’on. Lorenzo Malagola, segretario della commissione lavoro della Camera dei Deputati, che ha delineato i contorni di un nuovo patto sociale tra produzione e persona: “Dopo 40 anni di contrapposizione tra capitale e lavoro, il Governo ha voluto instillare un principio partecipativo e collaborativo, come fu all’inizio della nostra Repubblica. Dentro questa prospettiva, oggi possiamo affrontare la quinta rivoluzione industriale con la certezza che la sfida potrà essere governata e non la subiremo come uno tsunami. La macchina sostituirà l’uomo? Rispondo con la Costituzione: siamo una repubblica fondata sul lavoro”.
La proposta del sindacato: Verso una “Welfare Community”
A chiudere il cerchio delle proposte per una nuova stagione sociale è stata la Segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarola, con un intervento programmatico fortemente radicato nei valori del personalismo cristiano e della sussidiarietà: “Non basta difendere il welfare state così com’è. Dobbiamo costruire un welfare community orientato ai bisogni sociali veri: cura dei figli, assistenza anziani, non autosufficienza. La famiglia deve tornare al centro: non come slogan, ma come criterio concreto di valutazione delle politiche pubbliche e contrattuali. C’è bisogno di una contrattazione sociale che dia servizi a supporto della genitorialità, delle donne – perché non siano costrette a lasciare il lavoro dopo il primo figlio – e dei giovani, perché possano realizzare il proprio progetto di vita restando nel nostro Paese.”
Fumarola ha poi esaltato il valore storico della Legge sulla partecipazione come via per “umanizzare” l’economia: “L’economia non è un meccanismo cieco, l’impresa non è solo capitale, il lavoro non è solo costo. Lavoro e impresa sono luoghi di responsabilità, cooperazione, crescita umana e sociale. Fare partecipazione significa trasformare la fabbrica, l’ufficio, il cantiere da meccanismo a comunità.”
La riscossa della realtà contro i deliri tecnocratici
Il 3° Festival dell’«Umano Tutto Intero» lancia una sfida aperta alla politica: l’antidoto all’alienazione digitale e al crollo demografico non sta nei divieti burocratici, ma nel ritorno alla realtà.
Il centrodestra di Governo scommette su un cammino che unisce il rigore dei conti alla tutela di famiglia e persona.
Sulle orme di San Francesco, l’Italia sceglie di affrontare le crepe del nostro tempo a testa alta, senza scorciatoie ideologiche, per tornare a vedere la luce.
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