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Mondiali 2026, Iran tra caos e restrizioni: pronto il ricorso alla Fifa

di Paolo Stefani -


L’avventura dell’Iran ai Mondiali di calcio del 2026 è iniziata tra difficoltà organizzative e tensioni politiche che rischiano di oscurare l’aspetto sportivo della competizione. Dopo il pareggio per 2-2 contro la Nuova Zelanda nella gara d’esordio, la Federazione calcistica iraniana ha annunciato l’intenzione di rivolgersi ufficialmente alla Fifa per contestare le condizioni imposte alla squadra durante il torneo.

Iran al Mondiale: la gestione della logistica

Al centro delle proteste vi è la gestione logistica della delegazione iraniana. Secondo quanto denunciato dai dirigenti, alle autorità sportive e ai giocatori è stato consentito l’ingresso negli Stati Uniti esclusivamente per disputare le partite, senza la possibilità di soggiornare nel Paese tra un incontro e l’altro. Per questo motivo la squadra ha stabilito il proprio ritiro a Tijuana, in Messico, ed è costretta a continui spostamenti verso le città che ospitano le gare.

Il primo trasferimento verso Los Angeles, sede della sfida inaugurale, si è rivelato particolarmente impegnativo. Tra viaggio aereo, controlli di frontiera e procedure di sicurezza, la delegazione avrebbe impiegato circa cinque ore per raggiungere lo stadio, arrivando in condizioni non ottimali. Al termine della partita, inoltre, i giocatori sono stati costretti a rientrare immediatamente in Messico, senza poter trascorrere la notte negli Stati Uniti per recuperare le energie.

La reazione del Ct e del capitano Taremi

La situazione ha provocato la dura reazione del commissario tecnico Amir Ghalenoei e del capitano Mehdi Taremi. Entrambi hanno sottolineato come i continui spostamenti e le limitazioni imposte stiano influenzando la preparazione della squadra, soprattutto in vista del prossimo e importante incontro contro il Belgio. La federazione lamenta inoltre che alla squadra sia stato concesso di raggiungere Los Angeles soltanto il giorno precedente alla partita, riducendo ulteriormente i tempi di adattamento.

A complicare il quadro ci sono anche le tensioni politiche. A Los Angeles, città che ospita una numerosa comunità iraniana all’estero, numerosi manifestanti hanno protestato contro il governo di Teheran durante la partita. All’esterno e all’interno dello stadio si sono registrate contestazioni, cori e simboli legati all’opposizione al regime iraniano.

Nonostante il clima difficile, i giocatori hanno cercato di mantenere la concentrazione sul torneo. Ora la vicenda è destinata a finire sul tavolo della Fifa, chiamata a valutare le accuse mosse dall’Iran e a gestire un caso che intreccia sport, diplomazia e politica internazionale.


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