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Politica

Il recall dell’ex capitano. Il Nord identitario e autonomista ripudia il nazionalista Salvini

di Alessandro Scipioni -


​La Lega ha smesso di essere un partito per diventare un intricato enigma di identità smarrita. Mentre Matteo Salvini resta ostaggio di una visione nazionalista che ha svuotato il Carroccio della sua sostanza, dal solido tessuto della rete degli amministratori del Nord parte un malcontento di popolo che promette di non fare prigionieri.

Le parole di Roberto Marcato, storico esponente della Liga Veneta, non sono semplici opinioni, ma bensì rappresentano un preavviso di sfratto. “Chi va con Vannacci non è mai stato leghista”. Una chiara linea di demarcazione che separa chi è nato per difendere il territorio da chi si è avventurato in un’impresa nazionale senza più prospettiva.

​L’abbraccio con il generale Vannacci è stata la pietra tombale sulla credibilità dell’attuale segreteria. Per il segretario, un disperato tentativo di recuperare consensi; per la militanza, un tradimento consumato ai danni di una storia che non ammette surrogati. Salvini ha bruciato un patrimonio immenso in quattro anni, scivolando in un isolamento politico che fa rumore. Il leader è lontano, scollato, sbiadito. Il segretario sa di non poter più contare sulla fiducia di chi, sul territorio, i voti li porta davvero.

 L’autonomismo padano è intrinsecamente incompatibile con la costruzione nazionale imposta dal Capitano. Se il partito decidesse di tornare alle proprie origini , a quel regionalismo capace di percentuali bulgare sui territori, la sorte degli eletti del Sud sarebbe segnata. Chi li voterebbe in Puglia o in Calabria, sventolando la bandiera di un Nord produttivo con una società sul modello calvinista?

​Matteo Salvini cerca di galleggiare per non affogare. Senza le preferenze il segretario che detiene la penna per redigere le liste. Deve solo reggere il tempo di arrivare alle politiche, per cercare di non essere messo del tutto all’angolo se non fuori da ogni gioco. Ma non puoi ignorare chi amministra.

Con i governatori che pesano come macigni e sono compatti la scissione sarebbe una prospettiva davvero devastante. I sondaggi più favorevoli danno la Lega appena poco meno di un punto sopra Vannacci. Se Salvini entrasse in guerra aperta con i governatori sarebbe la sua fine comunque.

​Il Carroccio sta tornando padano perché il nazionalismo è diventato un vicolo cieco. La domanda non è più se il Segretario riuscirà a salvarsi, ma quanto darà battaglia prima che il Nord decida, definitivamente, di riprendersi il suo partito e di lasciare Salvini a presidiare un binario morto. Il tempo della mediazione è scaduto, o il partito torna a essere del territorio, o smetterà di essere un partito per diventare, semplicemente, un ricordo ingombrante. E questo, in pratica, Marcato lo ha fatto capire chiaramente.

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