Trump lancia l’ultimatum ai senatori repubblicani al pranzo di Capitol Hill
I senatori repubblicani hanno incontrato il presidente Trump per provare ad appianare le divisioni interne allo schieramento in merito al SAVE America Act e ad altre questioni che, secondo molti, distolgono l’attenzione da priorità pre-elettorali più importanti.
Il senatore Rick Scott, repubblicano della Florida ritiene che ci sia molto da fare e che “ le questioni principali in questo momento sono: i Democratici vogliono bloccare il governo il 1° ottobre, qual è il nostro piano? Gli elettori vogliono ancora il SAVE America Act, qual è il nostro piano? E penso all’Iran”.
I senatori del Grand Old Party hanno bloccato i finanziamenti pubblici destinati alla realizzazione della nuova sala da ballo della Casa Bianca e hanno costretto il Dipartimento di Giustizia ad abbandonare il fondo presidenziale da 1,8 miliardi di dollari per la lotta al disarmo nucleare.
Il Presidente Trump ha congelato la nomina di Jay Clayton a Direttore dell’Intelligence Nazionale (DNI) ordinandogli di non presentarsi all’udienza di conferma del Senato prevista per il 17 giugno 2026.
Trump ha fermato la relativa procedura di nomina per manifestare il proprio dissenso nei confronti del Congresso, colpevole a suo dire di aver fatto scadere la Sezione 702 del FISA (Foreign Intelligence Surveillance Act), un cruciale strumento di intelligence per lo spionaggio estero.
Le priorità legislative del Presidente sono ora l’approvazione di una legge nazionale sul Voter ID (l’obbligo di documento d’identità per votare) e il SAVE Act, riforme elettorali che al momento non hanno i numeri necessari per passare al Senato.
“Dobbiamo poter ottenere una prova di cittadinanza quando si vota, altrimenti non si possono tenere le elezioni. Serve un documento d’identità per votare”, ha affermato Il Tycoon.
Ma i leader repubblicani al Senato preferirebbero dare priorità alle questioni economiche e di sicurezza che sono in cima alle preoccupazioni degli elettori in vista delle elezioni di medio termine di novembre.
Poche ore prima del vertice, Trump ha anche annullato a sorpresa la cerimonia di firma di una legge bipartisan sulla casa per favorire le costruzioni edilizie. Il provvedimento era considerato dai repubblicani del Senato un successo chiave da presentare agli elettori.
Diversi senatori repubblicani uscenti si sono presentati al pranzo determinati a incolpare l’inquilino della Casa Bianca dopo che il Presidente ha attivamente sostenuto i loro sfidanti dell’ultradestra facendogli perdere le primarie.
Il Senato degli Stati Uniti ha approvato poi con 50 voti favorevoli e 48 contrari la “Iran War Powers Resolution”, una storica risoluzione che punta a limitare i poteri di guerra del Presidente Donald Trump in Iran.
Essendo il Senato controllato dai Repubblicani, il passaggio della risoluzione è stato possibile solo grazie al voto decisivo di quattro senatori conservatori che hanno scelto di schierarsi con l’opposizione democratica.
Trump e l’ala più conservatrice hanno fatto pressioni per modificare le regole del Senato ed eliminare il filibuster (la soglia dei 60 voti necessaria per approvare la maggior parte delle leggi), così da far passare il SAVE Act e le norme sul Voter ID a maggioranza semplice.
Il leader della maggioranza John Thune si è opposto fortemente, spiegando al Presidente che i Repubblicani non hanno i numeri per cambiare le regole d’aula e che non intendono smantellare le storiche prerogative del Senato.
“Non ci sono i voti necessari per eliminare l’ostruzionismo, e non ci saranno improvvisamente dieci voti democratici a sostegno del SAVE America Act”, ha affermato. “Queste sono semplicemente dure realtà, e credo che a un certo punto la gente debba farsene una ragione”.
L’incontro mette in mostra una rottura evidente dei protocolli: Trump non è stato invitato dal leader della maggioranza repubblicana John Thune, con cui ha una lotta aperta, bensì da Rick Scott, esponente della fazione più conservatrice.
Il pranzo di oggi a Capitol Hill evidenzia un Partito Repubblicano profondamente lacerato a pochi mesi dalle elezioni di metà mandato.
La sperata riconciliazione non c’è stata. Tra veti incrociati ed accuse reciproche emerge una frattura interna al partito repubblicano che si spera non andrà a discapito del popolo americano.
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