ANPI, I PARTIGIANI DELLA POLEMICA: Quando difendere un gioielliere diventa fascismo
L’ANPI di Vicenza ha diffuso un comunicato contro l’evento del 28 giugno al Teatro Comunale — organizzato dal sottoscritto, con Roberto Vannacci e Giuseppe Cruciani — in solidarietà a Mario Roggero, il gioielliere condannato anche in appello per aver ucciso due rapinatori che avevano terrorizzato lui e la sua famiglia. Ho letto quel comunicato con stupore crescente. E devo dire la verità: mi ha allibito.
Non perché l’ANPI abbia espresso una posizione critica — quello è un diritto sacrosanto in una democrazia.
Mi ha allibito il come. Perché proprio da chi si dichiara erede della Resistenza e custode dei valori democratici, mi sarei aspettato di ricordare le parole del presidente più partigiano che l’Italia abbia mai avuto: Sandro Pertini. Non è stato grande perché era partigiano. Era grande perché era un uomo straordinario, che per caso era anche partigiano. Ed è proprio lui che ci ha lasciato una delle frasi più luminose della nostra storia repubblicana:
«Dico al mio avversario: combatto la tua idea contraria alla mia, ma sono pronto a battermi sino al prezzo della mia vita perché tu la tua idea la possa esprimere sempre liberamente.»
Pertini l’ha pronunciata rivolgendosi ai giovani, con quella forza morale che appartiene solo a chi ha davvero pagato di persona per le proprie convinzioni. È una frase che dovrebbe stare incorniciata in ogni sede dell’ANPI d’Italia. E invece oggi l’ANPI di Vicenza fa esattamente il contrario: non combatte le idee altrui sul piano del confronto, ma le delegittima a priori, avvolgendole nel sudario del fascismo solo perché vengono da una certa parte politica. Lo stesso Pertini avvertiva: «La libertà è libertà anche per il mio avversario e non solo per me, bisogna stare attenti di non peccare di questo settarismo.»
Ecco il paradosso: l’associazione che più invoca il lascito della Resistenza è oggi quella che più tradisce lo spirito di Pertini.
Veniamo ai fatti. Io ho organizzato un evento di solidarietà civile a un cittadino italiano, Mario Roggero, un uomo che ha difeso la sua famiglia da una rapina brutale e che oggi rischia di finire i suoi giorni in carcere. Ho invitato Vannacci e Cruciani, persone con le quali non è necessario condividere tutto per riconoscere che abbiano il diritto di parlare. L’ANPI risponde definendo l’evento un’«offesa alla città», un atto «xenofobo, omofobo e nazionalista», una «filiazione del Ventennio». Per un incontro di solidarietà a un gioielliere. Questo non è antifascismo. È caricatura dell’antifascismo.
Ho fatto ventitré anni di politica. Ho fatto l’imprenditore. Sono padre di famiglia. Ho imparato, nel tempo, una cosa fondamentale: le idee migliori non hanno colore. In azienda, quando un collaboratore porta un’idea migliore della mia, sono più contento che se l’avessi avuta io — perché vuol dire che ho scelto bene le persone. Questo si chiama merito. Nel dibattito pubblico funziona allo stesso modo: se Vannacci o chiunque altro porta argomenti validi, si risponde con argomenti migliori. Non con l’etichetta del Ventennio.
L’ANPI parla di sicurezza come di un tema strumentale, di «risposte istintive a situazioni complesse», di demagogia. Vorrei che si guardasse intorno. Le ragazze hanno paura di camminare per strada la sera. I padri di famiglia sono in ansia quando le figlie rientrano tardi. La casa non è più il focolare domestico ma un luogo dove ogni giorno qualcuno rischia di essere aggredito. Non conosco famiglia italiana che non abbia vissuto — in prima persona o nella cerchia allargata — un furto, una rapina, uno scippo, o peggio. Se questo non desta preoccupazione all’ANPI, allora è l’ANPI che deve fare una riflessione, non Vannacci.
Il Far West che dicono vogliamo introdurre noi con la difesa legittima? Il Far West, purtroppo, c’è già. E i cittadini lo vedono, lo vivono, lo subiscono ogni giorno.
Quanto a chi mescola la Resistenza, Mussolini e la camicia nera con la storia di un gioielliere che ha sparato a due rapinatori: ricordo che anche la curva avversaria della Juventus, quella notte a Cardiff del 1997, si alzò in piedi ad applaudire la rovesciata di Ronaldo contro di loro. Perché c’è un momento in cui il tifo si ferma e resta solo la grandezza del gesto. Ecco cosa manca in questo comunicato dell’ANPI: la capacità di riconoscere la realtà indipendentemente da chi la incarna.
Io ho messo la faccia, ho messo anche qualche soldino per l’organizzazione, senza chiedere niente a nessuno. L’ho fatto perché credo che sia giusto, democraticamente e civilmente, dare voce a chi non ce l’ha. Mario Roggero merita che qualcuno si batta per lui — non con la violenza, ma con le parole, con la piazza, con il confronto pubblico. Esattamente come insegnava Pertini.
A domenica, allora. Al Teatro Comunale. Dove si discuterà di sicurezza, di giustizia, di un uomo che ha difeso la sua famiglia. Liberamente, democraticamente, a viso aperto.
Come si fa in una città libera. Anche quando a qualcuno dà fastidio che lo sia.
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