L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Blog

Pegli: le vere pippe siamo noi

Quando il vero imbarazzo non è l’oscenità, ma la nostra abitudine a non reagire

di Andrea Fiore -


La scena di ieri – quell’uomo in spiaggia che perde il controllo davanti a tutti – non è il centro del problema. È solo il punto in cui una lunga deriva diventa visibile, il momento in cui qualcosa che covava da anni si manifesta senza più filtri. Il vero nodo sta in ciò che gli ruota attorno: un Paese ripiegato su se stesso, che ha perso la capacità di reagire mentre continua a consumare energie in discussioni infinite su destra e sinistra, su chi ha ragione e chi ha torto, su chi può dirsi più patriota o più progressista, lasciando che la realtà scivoli via come sabbia tra le dita senza che nessuno provi davvero a stringerla.

Da fuori è impossibile non notarlo: non è l’oscenità del gesto a raccontare il declino, ma la naturalezza con cui viene assorbito, come se fosse inevitabile. Non resta che sollevare i telefoni e abbassare lo sguardo per evitare qualsiasi coinvolgimento. Nessuno interviene per rompere quella bolla di prudenza che sembra essere diventata l’unica forma di difesa rimasta. È come se il Paese avesse smarrito la memoria del limite, come se il confine tra ciò che è accettabile e ciò che non lo è, fosse un semplice dettaglio.

La vera rabbia, nasce nel vedere un Paese che discute all’infinito di ideologie mentre fatica a gestire la concretezza del presente. Che parla di valori ma non riesce più a difendere nemmeno il proprio spazio pubblico, che si illude di essere moderno perché litiga online, ma nella realtà non sa più come reagire, lasciandosi trascinare dagli eventi.

Siamo veramente delle pippe, non per colpa della politica in sé, ma per il modo in cui la viviamo: come una guerra permanente, come un tifo che non ammette sfumature, come un alibi perfetto per non guardare ciò che accade davvero. E mentre ci dividiamo in curve, la realtà si prende tutto lo spazio che lasciamo libero, compreso quello della spiaggia, che diventa il teatro di un cedimento collettivo più profondo di qualsiasi gesto individuale.

L’unica via d’uscita, per quanto amara, sembra essere un ritorno alla realtà: non quella raccontata dai partiti o filtrata dai social, né quella che ci permette di sentirci dalla parte giusta senza muovere un dito, ma quella fatta di persone stanche, servizi che cedono, comunità assottigliate fino quasi a sparire e limiti che nessuno ha più la forza di difendere.

Perché finché continuiamo a litigare su chi abbia la colpa, il Paese continuerà a scivolare verso il basso senza nemmeno accorgersene, e scene come quella di ieri diventeranno inevitabilmente più frequenti.


Torna alle notizie in home