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Politica

3 luglio 1992. Craxi e l’aula muta: l’inizio della fine

34 anni fa: le parole che cambiarono per sempre la democrazia italiana

di Andrea Fiore -


Quel giorno alla Camera dei deputati non si consumò soltanto la tragedia umana di Bettino Craxi, del PSI e del governo, ma fu l’inizio della fine di un’era. Il suo discorso fu chiaro, senza giri di parole: “Buona parte del finanziamento politico è irregolare o illegale”, sfidando chiunque in aula a dire il contrario.

Eppure, nessuno ebbe il coraggio e l’onestà intellettuale di ammetterlo. Schiacciati dall’opinione pubblica e dai titoli dei giornali che scrivevano a lettere cubitali la frase: “Tutti colpevoli, nessun colpevole”. L’aria che tirava era terribile, la politica si accartocciava su se stessa in balia dei magistrati che in quel frangente erano considerati dei veri Robin Hood.

Il silenzio dei deputati mise la parola fine alla famigerata Prima Repubblica, delegando alla magistratura quel “vantaggio morale” difficilmente recuperabile dalla politica. Sono passati 34 anni, ma come diceva la voce fuori onda di un famoso trailer cinematografico: “La febbre è ancora alta”. La sfiducia nella classe politica è rimasta indelebile come un tatuaggio sulla pelle degli italiani e la magistratura non molla di un millimetro.

Che Italia sarebbe oggi se i parlamentari quel giorno avessero fatto una scelta diversa? Non lo sapremo mai. Ma la domanda resta lì, in un angolo tra la consapevolezza e il rimpianto.

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