L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Politica

Alla destra serve il coraggio di una chiara identità per vincere!

di Alessandro Scipioni -


​La destra italiana si trova oggi di fronte a una scelta fondamentale, inseguire un centro utopico, spesso privo di sostanza, o abbracciare con determinazione la propria natura. Per rilanciarsi e consolidare il consenso, non serve mediare al ribasso, ma fare poche, coraggiose scelte di campo che parlino direttamente alla pancia e alla testa del suo elettorato.

​Il primo pilastro deve essere una radicale riduzione della pressione fiscale. Per farlo, non c’è margine per le mezze misure: è necessario un cambio di paradigma che sposti le risorse dall’assistenzialismo improduttivo verso chi genera valore. La destra deve ambire a una nazione formata da cittadini che desiderano rendersi utili al Paese, non da chi attende passivamente il sostegno dello Stato. Premiare chi produce significa rimettere in moto l’ascensore sociale.

​Sull’immigrazione e la cittadinanza, la linea deve essere intransigente. La cittadinanza non è un atto dovuto, ma il traguardo di un percorso. È tempo di allungare i termini temporali per la naturalizzazione, negarla drasticamente a chiunque abbia pendenze penali e prevederne la revoca per i reati gravi. Occorre guardare all’esempio della Svizzera. L’integrazione deve passare per un’assimilazione culturale certificata, che includa la conoscenza profonda della nostra lingua, della nostra storia e del nostro ordinamento giuridico. L’identità nazionale non si svende.

​L’insicurezza non è un’astrazione, è una tassa occulta che colpisce soprattutto gli ultimi, chi utilizza i mezzi pubblici, chi vive nelle periferie degradate. La destra deve riprendersi i territori, smantellare i ghetti e garantire protezione totale alle forze dell’ordine, introducendo scudi penali che permettano agli agenti di operare senza il timore costante di ritorsioni giudiziarie. Proteggere i cittadini significa, prima di tutto, applicare la legge senza esitazioni.

​La difesa della famiglia naturale e delle radici cristiane e culturali del Paese non è un retaggio del passato, ma un atto di resistenza contro modelli imposti dall’esterno. Nessuno chiede di molestare chi vive secondo inclinazioni differenti, ma la destra ha il dovere di rivendicare la propria visione del mondo senza sensi di colpa. Le politiche su adozioni e matrimoni devono riflettere la sensibilità culturale profonda dell’Italia, che resta saldamente ancorata alla tradizione.

La destra ha necessità di andare verso un campo largo identitario​, non deve temere di apparire polarizzante. Se a sinistra il cosiddetto campo largo riesce a tenere insieme posizioni eterogenee, allora anche la destra deve avere la forza di riproporre un proprio modello coerente e granitico. Non si può permettere che Vannacci vada da solo perché può significare consegnare l’Italia a Conte e Schlein.

Dialogare con il Paese è necessario, ma farlo significa parlare chiaro. La sintesi non è rinuncia, ma capacità di tradurre i valori identitari in una visione politica di governo che non chieda permesso a nessuno.

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