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Economia

Il modello italiano per la competitività (vera) delle pmi

La sfida del futuro per l'Europa (e per le imprese) passa dai modelli strategici come Noi Impianti

di Cristiana Flaminio -


Pmi, al bivio. Ma non solo loro. L’Europa è tutta da rifare. Altro che chiacchiere. Senza scomodare retoriche inutili, la realtà di questi anni e le scelte della classe dirigente bruxellese hanno portato il Vecchio Continente a scoprire, così all’improvviso, che il nostro non è il Paradiso. E che, anzi, tante cose vanno cambiate. Ma proprio fisicamente, concretamente. Perché il cambiamento non è una roba buona per far girare gli algoritmi social né per gli slogan da campagna elettorale. Una pandemia, e poi due guerre. Ancora in essere, tutte e due. Hanno messo l’Europa di fronte a tutta una serie di necessità che impongono, a loro volta, delle scelte. Decise. L’energia, per esempio. S’è investito per anni, anzi decenni, nelle rinnovabili. Giustamente. Ma solo adesso, con i costi proibitivi del gas e del petrolio che hanno mandato in orbita la bolletta (per tutti, tranne che Spagna e Francia, ma questa è un’altra storia), ci accorgiamo di non avere reti di distribuzione e di collegamento adeguate ai bisogni. Goldman Sachs, nel 2025, ha stimato che per ammodernare l’infrastruttura energetica continentale serviranno non meno di 800 miliardi di euro. Gli stessi che Ursula von der Leyen stima di spendere, da qui al 2030, per il piano di Rearm Ue. Non c’è bisogno di essere dei novelli von Metternich per riconoscere che, anche nello scenario peggiore, la Difesa si pratica puntellando il fronte interno, evitando che crolli. E si fa puntando, fortissimo, su infrastrutture adeguate e catene di rifornimento sicure.

Pmi di fronte alla grande sfida di rifare l’Europa

Ecco, la sfida dell’Europa è tutta qui. E non è mica una robetta da poco. Il problema, però, adesso è capire come svolgerla. Lasciando da parte i temi politici ed economici, c’è un tema economico che non è per nulla secondario. I piani e i progetti arriveranno. Gli appalti, o meglio le gare, saranno ancora più orientati a imprese di dimensioni rilevanti. Capaci di assolvere, in sé, più di un obiettivo, traguardo. La competitività, ora, passa non più per i ribassi più bassi (da “colmare” poi con una vagonata di perizie di variante in corsa). Passa, direttamente, dalla dimensione e dalle capacità delle aziende. Ecco, dunque, che s’affaccia un altro nodo per l’Italia che si presenta all’appuntamento con un sistema economico e produttivo pulviscolare, pieno di eccellenze ma piccole, troppo, per poter competere sui nuovi scenari. Pmi, che fare?

Il modello italiano

Forse una soluzione, almeno in termini di modello, ce l’abbiamo in casa. Basta farsi una passeggiata a Roma. E guardare le luci che illuminano il Colosseo. Luci che parlano italiano. Che illuminano i simboli stessi dell’identità di un Paese partendo e valorizzando, proprio, l’identità della sua economia. Detta così sembra difficile, forse un po’ troppo poetica. Una suggestione. No, non è così. Anzi, il modello di Noi Impianti, l’iniziativa che si riferisce al Ig Group, è una possibilità da seguire nell’epoca in cui il piccolo non è (più) bello. E potrebbe risolvere un problema, importante, che alla lunga finiremmo per scontare. In termini di competitività, di produttività, di dimensioni e di sviluppo. Altro che difficile o poetico. È l’uovo di Colombo o, se preferite, l’immagine dei pesci piccoli che, riunitisi in banchi, “mangiano” quelli grandi. Non solo per dire, un’alleanza che supera anche il concetto di networking per farsi ecosistema. Qualcosa che, allo stato attuale, è “difficile da spiegare”. Lo scrive testualmente Giuseppe Iacolino, owner Ig Group, sull’ultimo numero della rivista Longitude presentando proprio l’iniziativa di Noi Impianti. Imprese, piccole, che collaborano ciascuna per le proprie competenze diventando una, e grande. Alla base c’è una piattaforma di servizi in digitale su cui operano, ogni giorno, centinaia di imprenditori, dirigenti, professionisti.

Luci sul Colosseo

Ciascuno fornisce il suo contributo, in maniera libera e trasparente, con la logica del real time. E, soprattutto, lasciando a chiunque la possibilità di non dover rinunciare alla propria individualità e di poter scegliere i progetti in cui impegnarsi. Insomma, un po’ come succede negli sport di squadra che privilegiano il collettivo. Ognuno svolge il ruolo che gli compete e insieme si esulta quando si fa gol. Così come è accaduto proprio a Roma, dove ci si è aggiudicati la gara per l’illuminazione artistica del Colosseo, con la direzione artistica del già tre volte premio Oscar per la Fotografia Vittorio Storaro. Andata a due pmi. Che hanno battuto ben tre multinazionali: tra cui l’italiana Edison. Un modello, questo, che solo in Italia poteva nascere. E solo dal nostro Paese, che proprio nel “piccolo” trova la vocazione all’eccellenza, poteva arrivare una risposta a un problema che, presto, si farà sentire anche nel resto d’Europa.


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