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Economia

Un pieno di missili

Quanto costa alla pompa l'ultima follia di Trump

di Giovanni Vasso -


Un pieno di missili. Ovvero la storia degli ultimi sette mesi. Condensata in sette giorni. Donald Trump è più letale di Samara, la “bambina” di The Ring che ci ha terrorizzato per anni, ricordate? Ecco. Quello era un film, qui la paura è reale. Le mattane del presidente americano, che fa e disfa tregue come se fosse nell’ennesimo reality, ci sono finite nel serbatoio. Il pieno, già. Non di benzina né di diesel. Ma di missili.

Un pieno di missili

Sette giorni. L’ultima settimana è passata nel segno degli aumenti. Già, perché lo Stretto di Hormuz era stato riaperto, le navi passavano tranquillamente e la grande paura sembrava archiviata. Ma, con Trump, non c’è mai nulla da dare per scontato. Così, tra una strigliata all’Europa e un’ingerenza fin dentro i Mondiali, ha deciso che con l’Iran lui non ci vuole più avere a che fare. Bombe, missili e “tregua finita”. A Giorgetti sarà venuto il mal di testa. Già, perché proprio la settimana scorsa erano terminati gli “sconti” sulle accise. Gli astri sembravano essersi allineati in maniera perfetta: fine guerra, fine tagli, prezzi di ritorno alla normalità. E invece non è andata così. Perché, per sette giorni, il costo alla pompa non ha fatto che aumentare. Lentamente, inesorabilmente. L’asticella, faticosamente discesa, è tornata a salire fin sulla soglia dei due euro al litro per il gasolio. E le prospettive non sembrano per nulla entusiasmanti.

Non c’è pace per Bruxelles

Se ne sono accorti anche a Bruxelles dove, nell’ambito dell’ultima seduta dell’Ecofin di venerdì, il Commissario all’Economia Valdis Dombrovskis ha detto di attendersi con “la ripresa delle ostilità” un ulteriore “aumento dei prezzi del petrolio e del gas”. Quest’ultimo è già schizzato oltre i 50 euro al Mwh. Brent e Wti, invece, recuperano terreno e, dopo aver superato di slancio i 70 dollari al barile sembrano marciare, spediti, verso nuovi e rutilanti traguardi. Ma il problema, vero, è ancora un altro. E lo mettono in rilievo gli analisti di Goldman Sachs.

L’analisi di Goldman Sachs

Il prezzo del petrolio medio, a livello globale, s’è attestato intorno ai 128 dollari al barile dall’inizio del 2026. Cifre già esorbitanti, di per sé. Ma tutti gli automobilisti, camionisti, motociclisti e chi più ne ha più ne metta, hanno pagato i carburanti l’equivalente di 202 dollari al barile. In pratica c’è un differenziale tra i margini dei mercati all’ingrosso e al dettaglio “insolitamente ampio”, pari “rispettivamente a 27 e 100 dollari”. Perché? Semplicissimo. Le raffinerie si trovano (per la maggior parte) nei territori interessati dalla guerra. E sono diventati obiettivi militari. L’Iran ha colpito, duramente, le infrastrutture dei Paesi del Golfo. Ma pure l’Ucraina di Zelensky attacca, con vigore, le raffinerie russe. Insomma, i missili ci finiscono dritti nel serbatoio. Perché, più delle leggi internazionali valgono le regole della speculazione.

Trump si spara sui piedi

Nemmeno Trump è esente dalle critiche. L’America ribolle perché il prezzo della benzina, che negli States è storicamente bassissimo, sta aumentando in maniera seria. Il tycoon, su cui incombe sempre più l’ombra delle Midterm di novembre, ha minacciato Big Oil. Che gli ha risposto con solenne sberleffo sottolineato dai clamorosi dati sugli utili messi a segno negli ultimi mesi. Le aziende americane, chiuso Hormuz e con la Russia fuori gioco, hanno esportato quantità immense di petrolio segnando guadagni stellari. Specialmente in Europa. Noi, però, non abbiamo nemmeno l’arma del voto per incidere sulle politiche della Casa Bianca. E non abbiamo, evidentemente, alcuna leva politica né economica tale da indurre gli americani a venire a più miti consigli.

Sette giorni

Sette giorni. I prossimi. Saranno decisivi per capire che estate sarà. Fare previsioni a lungo termine, con Trump, è esercizio retorico. Gli aumenti potranno proseguire, la speculazione internazionale troverà nuova linfa nei proclami via Truth di mister President. Se i costi torneranno a salire, per la logistica – che ha già chiesto al governo di prendere in considerazione tutte le ipotesi del caso – sarà un incubo. Che, dal serbatoio dell’auto ci ritroveremo, dritto, nel carrello della spesa. Insomma, il guaio, vero, è che le spese delle mattane di Trump le paghiamo noi. E senza sconti, neanche sulle accise.  

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