La terra trema nel Tirreno siciliano, ma il caldo non c’entra nulla
SISMA DI MAGNITUDO 2.9 AL LARGO DEL MESSINESE, REGISTRATE ANCHE DUE REPLICHE. NESSUN DANNO
Una scossa di magnitudo 2.9 ha interrotto la quiete della domenica sera lungo la costa nord-orientale della Sicilia. Erano le 19:29 del 12 luglio quando i sismografi dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) hanno registrato il movimento tellurico, localizzato in mare, in provincia di Messina, a una profondità di 8 chilometri.
La Sala sismica di Roma ha individuato l’epicentro nel tratto di Tirreno compreso tra il golfo di Milazzo e il litorale settentrionale del Messinese, non lontano dalle isole Eolie. Nei minuti successivi gli strumenti hanno rilevato altre due repliche di intensità inferiore, delineando una breve sequenza che si è esaurita rapidamente.
Non risultano danni a persone o edifici, né sono giunte richieste di soccorso ai vigili del fuoco, ma la scossa principale è stata percepita in alcune località costiere vicine all’epicentro, complice la profondità ridotta dell’ipocentro. Gli eventi superficiali – anche quando liberano poca energia- sono avvertiti più facilmente dalla popolazione.
Terremoto: una settimana di piccoli movimenti
L’episodio di domenica non è isolato. Nella stessa porzione di mare gli strumenti dell’Ingv avevano già rilevato una scossa di magnitudo 2.5 nella notte tra il 5 e il 6 luglio, una di 3.2 nella mattinata del 9 e una di 2.2 all’alba del 10. Si tratta in tutti i casi di eventi di energia contenuta, che rientrano nella normale attività di fondo di uno dei settori geologicamente più dinamici del Mediterraneo centrale.
L’area tra i monti Peloritani, lo Stretto di Messina e il bacino tirrenico meridionale si trova infatti nel punto di convergenza tra la placca africana e quella euroasiatica: uno scontro lento e continuo che nel corso di milioni di anni ha generato una fitta rete di faglie che risultano attive.
La memoria storica del territorio impone comunque attenzione da evidenziare: proprio lo Stretto fu teatro, nel 1908, di uno dei terremoti più distruttivi mai avvenuti in Europa, che rase al suolo Messina e Reggio Calabria causando decine di migliaia di vittime.
È la ragione per cui ogni tremore in questa zona – per quanto lieve – è monitorato con particolare scrupolo dalla rete sismica nazionale, che sorveglia il territorio ventiquattro ore su ventiquattro.
Il caldo non fa rima con terremoto
In queste settimane di temperature roventi, con l’Italia investita dalla terza ondata di calore della stagione e picchi oltre i 40 gradi, torna puntuale una domanda che accompagna da generazioni le estati del nostro Paese: l’afa può favorire l’insorgenza dei terremoti?
È la vecchia credenza dell’ “aria da terremoto”, quella cappa umida e opprimente che, secondo la tradizione popolare, annuncerebbe una scossa imminente.
La risposta della scienza smentisce le credenze popolari. Sismologi e geologi hanno ripetutamente escluso qualsiasi possibile legame tra fenomeni atmosferici ed eventi sismici, che nascono a chilometri di profondità nella crosta terrestre, dove le variazioni di temperatura in superficie non producono alcun effetto.
I dati storici confermano che dei circa cento terremoti di magnitudo prossima a 6 avvenuti in Italia nell’ultimo millennio, quasi un terzo si è verificato in pieno inverno, mentre solo una piccola minoranza è caduta nei mesi di luglio ed agosto.
Il mito resiste perché alcuni grandi sismi del passato – dal Friuli nel 1976 all’Irpinia nel 1980 – furono preceduti da giornate insolitamente miti, ma si tratta di coincidenze: L’Aquila -2009 – tremò ad esempio in un aprile ancora rigido.
Se in questi giorni le scosse sembrano “aumentare” non è per il termometro, ma per un “semplice” effetto della percezione. Sarebbero complici le finestre aperte, le notti insonni per il grande caldo e la rapidità con cui le notizie si tramutano in fake news, dove ogni evento viene amplificato in tempo reale e si crea allarmismo, invece di affidarsi alla scienza.
Cosa fare in caso di scossa?
La Protezione civile ricorda le regole basiche da attuare durante il terremoto. Ripararsi sotto un tavolo robusto o nel vano di una porta in un muro portante, evitare scale e ascensori, allontanarsi da vetri e mobili pesanti. Se ci si trova all’aperto bisogna cercar di tenersi lontani da edifici, cornicioni e linee elettriche.
Dopo la scossa, verificare accuratamente eventuali danni prima di rientrare e informarsi solo attraverso i canali ufficiali, diffidando delle previsioni che circolano in rete. Da precisare che, ad oggi, nessun metodo scientifico consente di prevedere quando e dove avverrà un terremoto.
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