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Economia

Sconto sulle accise da 17 cents ma solo sul diesel

La mossa del governo: niente stangata sulle sigarette, l'analisi di Giorgetti posticipata ad agosto

di Giovanni Vasso -


Diciassette cents in meno sulle accise ma solo per il diesel, per la benzina bisognerà attendere ancora un po’. Lo sconto nel decreto ponte è arrivato. E ad annunciarlo è stato il ministro all’Economia Giancarlo Giorgetti. Tra accise e Iva, il prezzo del gasolio è stato decurtato di 17 eurocents fino al 4 agosto prossimo. Quando è già stato convocato un nuovo consiglio dei ministri, per la stessa giornata, che servirà a fare il punto della situazione. Innanzitutto quella internazionale. Poi quella dei conti. Bisognerà comprendere a quanto ammonta l’extragettito Iva di luglio per immaginare nuovi, eventuali, interventi per calmierare i prezzi dei carburanti. Complessivamente, per dare una mano d’aiuto alle imprese e alle famiglie, sono stati investiti 125 milioni di euro. In parte coperti dalle accise mobili, in parte dalle sanzioni Antitrust.

Accise diesel: una giornata di numeri e polemiche

È stata una giornata, anzi un fine settimana, di fuoco per il governo. Il tema rincari alla pompa è serissimo. Il dibattito, carsico, è proseguito per giorni. Le indiscrezioni si son rincorse per tutta la giornata. Le notizie, però, hanno cominciato ad affluire già nella tarda mattinata. Quando, da Bruxelles, è giunto l’ok della Commissione al credito d’imposta per il diesel da accordare alle imprese della logistica. Gli occhiuti ragionieri Ue non hanno avuto nulla da eccepire sulla misura di aiuti da 300 milioni di euro. Che, anzi, è risultata “necessaria, proporzionata e adeguata” al sostegno di un settore messo a durissima prova dalle conseguenze della guerra. Il credito d’imposta che verrà riconosciuto alle aziende, fino al 70% del maggior esborso per l’acquisto dei carburanti, potrà essere utilizzato per la compensazione dell’Iva, dei contributi previdenziali e, più in generale, delle tasse già entro la fine dell’anno.

Lo scenario che non rassicura

L’attesa del consiglio dei ministri, fissato per le 17.30 di ieri, è trascorsa in un rosario di numeri, cifre e dati. Chi, come il Codacons, ha riferito che oggi il pieno costa quindici euro in più. Chi, come la Cgia, ha ribadito che il prezzo della guerra lo paghiamo noi e, di sicuro, non è nemmeno basso: 29 miliardi di euro. E poi chi, come Quotidiano Energia, ci ha ricordato che i carburanti non costavano così tanto dal 2023. Non è tantissimo, no. È l’epoca in cui la guerra tra Russia e Ucraina aveva sfilacciato le supply chain, la diversificazione ancora non era avvenuta e la speculazione ballava un sabba mefistofelico sulla pelle (e nelle tasche) di famiglie e imprese. Lo stesso, identico, sabba che si sta ripetendo adesso che, al conflitto nell’Europa dell’Est s’è unito lo scontro tra Usa e Iran. E no, nessuno ci ha creduto veramente ai ribassi del petrolio (brent torna sui 90 dollari, il Wti scende sotto gli 85) con l’ennesima tregua (che non reggerà?) tra le parti.

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L’ipotesi sigarette

A un certo punto, una cortina di fumo. Il governo avrebbe voluto alzare il prezzo delle sigarette per recuperare il mancato introito delle accise sui carburanti. Rumors che sono stati subito smentiti ma su cui, però, l’opposizione ha imbastito un pomeriggio di fuoco. L’idea, a quanto pare, ci sarebbe pure stata. In fondo, se l’Ue può usare i fumatori come bancomat perché non potrebbe farlo il governo italiano? Solo che, stavolta, il refugium peccatorum della tassa etica non ha retto. E prima la Lega, con tutta l’assertività di Salvini. Poi anche gli alleati di Fratelli d’Italia e Forza Italia hanno fatto un passo indietro. Gli azzurri più di tutti. Tajani, in mattinata, era uscito promettendo “meno tasse per tutti”, smentirsi così nel giro di nemmeno dodici ore sarebbe stato da guiness dei primati. Le accise sul diesel, intanto, calano. Ad agosto si vedrà.


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