Cappellari indagato: la parabola del cronista “minacciato”
Il giornalista finito iscritto nel registro degli indagati con l'accusa di simulazione di reato e calunnia per essersi inventato di sana pianta l'attentato incendiario denunciato la primavera scorsa
Don Maurizio Patriciello, il parroco anticamorra di Caivano, aveva incontrato e abbracciato il giornalista Adriano Cappellari a Bassano del Grappa lo scorso 4 giugno
La parabola di Adriano Cappellari: dal finto attentato per gli articoli su Caivano all’incriminazione per simulazione di reato.
Cappellari indagato
Quella che sembrava una drammatica storia di intimidazione ai danni di un giovane cronista d’inchiesta si è trasformata in un clamoroso abbaglio investigativo e mediatico.
Adriano Cappellari, 21 anni, pubblicista e collaboratore di un media locale, finito iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di simulazione di reato e calunnia per essersi inventato di sana pianta l’attentato incendiario denunciato la primavera scorsa.
Il “caso” di Enego e l’ondata di solidarietà politica
I fatti risalgono alla fine di maggio, quando il giovane aveva denunciato l’esplosione e il conseguente incendio scoppiato sotto la sua abitazione a Enego, nell’Altopiano dei Sette Comuni in provincia di Vicenza.
Cappellari aveva collegato il gesto ai suoi articoli legati alla criminalità organizzata a Caivano e al lavoro di contrasto svolto sul campo da don Maurizio Patriciello.
La notizia di un cronista appena ventenne preso di mira sotto casa per la sua attività d’inchiesta aveva immediatamente provocato un’ondata di indignazione nazionale.
Tra le prese di posizione ufficiali, una nota della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che aveva espresso pubblicamente piena vicinanza al giovane.
Accanto alla premier, diversi rappresentanti delle istituzioni e le sigle del giornalismo italiano.
La svolta nelle indagini: il rogo appiccato da solo
Le verifiche condotte dai carabinieri e ordinate dalla Procura di Vicenza hanno tuttavia smontato tassello dopo tassello la narrazione dell’intimidazione di matrice criminale.
Dall’analisi dei rilievi scientifici sui resti del rogo, dalle telecamere di videosorveglianza della zona e dagli incroci sui tabulati e sulla presenza del giovane sul posto, gli inquirenti sono giunti a una conclusione diametralmente opposta.
L’attentato non è mai avvenuto per mano di terzi. Sarebbe stato lo stesso Cappellari a procurare l’innesco e a provocare le fiamme. Probabilmente alla ricerca di visibilità o per accreditare la propria figura all’interno del mondo dell’informazione.
Con la chiusura attuale del cerchio investigativo, la posizione del 21enne si è ribaltata. Per lui è scattata la denuncia formale e l’iscrizione nel registro degli indagati.
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