Il nuovo traffico dei migranti: ecco come funziona
Un'operazione Europol in Italia, Spagna, Austria e Regno Unito ha smantellato una organizzazione criminale transnazionale capace di far viaggiare clandestinamente centinaia di persone verso la Gran Bretagna e di generare un profitto illecito superiore ai due milioni di euro
Un blitz internazionale targato Europol ha svelato al mondo la nuova, insidiosa frontiera del traffico di migranti in Europa. Non più soltanto barconi di fortuna e rotte marittime insidiose e imprevedibili ma una sofisticata mimetizzazione burocratica tra i terminal degli aeroporti Schengen.
Il nuovo traffico di migranti
L’operazione scattata con l’Action Day di ieri, condotta simultaneamente in Italia, Spagna, Austria e Regno Unito. Ha smantellato una organizzazione criminale transnazionale capace di far viaggiare clandestinamente centinaia di persone verso la Gran Bretagna e di generare un profitto illecito superiore ai due milioni di euro.
Il perno dell’inchiesta sul territorio italiano ha visto in campo la polizia di Bologna, su delega della Procura della Repubblica e in stretta cooperazione giudiziaria con le autorità britanniche. Mandati d’arresto e perquisizioni territoriali, coordinati all’interno di un dispositivo operativo globale che ha coinvolto 17 Paesi tra Europa e Americhe.
Il sistema internazionale
Il cambio di paradigma rispetto alle modalità tradizionali dei flussi migratori è radicale. I migranti non arrivavano nel continente da clandestini. La maggior parte di loro faceva ingresso nell’Unione Europea in modo legale, esibendo ai varchi di frontiera passaporti autentici e visti turistici Schengen regolarmente rilasciati.
Una volta superati i controlli ed entrati nello spazio di libera circolazione, scattava l’inganno burocratico. I documenti originali venivano distrutti ed eliminati per essere rimpiazzati da identità fittizie di elevata fattura. I documenti forniti dall’organizzazione – abilmente modificati ad hoc nella fotografia o nei dati anagrafici – consentivano di muoversi indisturbati nei corridoi aerei continentali e di azzerare ogni sospetto da parte dei servizi di sicurezza aeroportuali.
In ogni Paese cellule organizzate con un compito preciso
Dietro questa metamorfosi mimetica non agiva una banda improvvisata, ma una vera e propria multinazionale della logistica d’ombra articolata in cellule altamente specializzate.
La mente della contraffazione documentale batteva in Spagna, dove la rete ha facilitato la distribuzione di oltre mille documenti d’identità falsi, spediti tramite corrieri internazionali partiti direttamente dagli Emirati Arabi Uniti e destinati a coprire rotte verso l’Europa, le Americhe e i Caraibi.
A Vienna, in Austria, un’altra cellula operativa composta da cittadini afghani e pakistani gestiva la fornitura del materiale. E, al contempo, lavava il denaro sporco attraverso una fitta rete di copertura costituita da apparentemente innocui negozi di telefonia mobile.
Un meccanismo perfetto
L’organizzazione garantiva ai propri clienti un pacchetto “all-inclusive” per l’intero viaggio clandestino. Oltre ai voli di linea aeroportuali, il network metteva a disposizione una rete di rifugi sicuri – veri e propri hub logistici di transito – dislocati strategicamente tra Spagna, Austria e Italia.
E quando la rotta verso il Regno Unito richiedeva il passaggio terrestre della Manica, i migranti venivano stipati all’interno di veicoli commerciali o camion merci appositamente modificati con intercapedini blindate.
Una macchina collaudata anche sul versante economico. Anche la struttura finanziaria rispondeva a criteri di assoluta mimetizzazione. I pagamenti, d’importo ingente, venivano frazionati e versati in base al successo delle singole tappe attraverso il sistema bancario informale Hawala o transazioni digitali non tracciabili. Una organizzazione evidentemente pianificata per essere infallibile.
Le indagini
Per lungo tempo, i network specializzati nella frode documentale sono riusciti a rimanere sottotraccia poiché le forze dell’ordine tendevano a gestire i singoli sequestri di documenti falsi come casi isolati e slegati tra loro.
L’inchiesta culminata nel blitz di ieri ha dimostrato invece come lo scambio sistematico di informazioni sia l’unica chiave efficace per disarticolare queste infrastrutture criminali.
Il ruolo di Europol
In questo scenario, un ruolo decisivo è stato svolto dal nuovo Centro Europeo contro il Traffico di Migranti di Europol, istituito nel marzo di quest’anno sulla scorta di un Regolamento Ue adottato l’anno precedente per coordinare la risposta unitaria delle autorità europee. L’operazione segna un punto di svolta fondamentale nell’analisi dei flussi migratori. Il traffico di esseri umani ha valicato le frontiere fisiche per penetrare nei circuiti legali del turismo e del commercio globale, sfidando le democrazie sul terreno della tecnologia e della falsificazione documentale.
La lezione che emerge dalle indagini, netta. Per contrastare queste nuove vie dei traffici, la caccia non si gioca più soltanto ai confini di Stato ma sulle trame invisibili del denaro e delle identità digitali.
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