L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Editoriale

L’opposizione critica il riconoscimento facciale. Che faccia tosta

di Adolfo Spezzaferro -


Non poteva mancare la solita polemica sterile dell’opposizione, stavolta sul riconoscimento facciale. L’abbiamo detto e lo ripetiamo, il dibattito sull’intelligenza artificiale applicata alla sicurezza non può essere affrontato con slogan o paure ideologiche: l’Ai è uno strumento, tutto dipende dall’uso che se ne fa. Ecco, il decreto che adegua l’Italia all’AI Act Ue introduce strumenti moderni per aiutare le forze dell’ordine, ma lo fa entro paletti rigorosi: identificazione solo dopo la commissione di un reato, conservazione limitata dei dati, controlli, tracciabilità e pieno rispetto della Costituzione e delle norme Ue.

Parlare di “Stato di polizia”, come fa una parte dell’opposizione, è l’ennesima forzatura di chi si arrampica sugli specchi pur di contestare l’azione di governo. Difendere la privacy è un dovere, ma lo è anche garantire ai cittadini il diritto alla sicurezza. Rinunciare a tecnologie che possono rendere più efficaci le indagini significherebbe lasciare lo Stato un passo indietro rispetto alla criminalità, che invece sfrutta eccome strumenti sempre più sofisticati. Inutile dire che dal canto suo l’opposizione avrebbe potuto contribuire a migliorare la misura con proposte concrete. E invece niente. Eppure, sia chiaro, la sicurezza e i diritti non sono optional: lo Stato ha il dovere di garantire entrambi. Le chiacchiere (in Aula) stanno a zero.

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