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Politica

Cosa ci dicono i sondaggi su Futuro Nazionale in relazione al centrodestra

In vista delle prossime elezioni politiche, il problema maggiore per la coalizione di centrodestra non sarà solo fare i conti con il partito di Vannacci, ma anche capire a quale bacino elettorale attinge

di Giuseppe Ariola -


È stato chiaro fin dal primo momento e nei mesi se ne avuta sempre maggiore conferma. La fiammata di Futuro Nazionale rappresenta una variabile che complica la vita al centrodestra su diversi fronti. In vista delle prossime elezioni politiche, il problema maggiore per la coalizione sarà quindi non solo quello di fare i conti con il partito di Vannacci, ma anche – forse, soprattutto – capire a quale bacino elettorale attinge. Di certo, qualcosa rosicchia agli stessi partiti dell’attuale maggioranza e i sondaggi che fotografano le intenzioni del voto degli italiani lo confermano. Basta vedere chi tra loro sale e chi, invece, scende. E’ però vero che il movimento del generale sembrerebbe pescare anche dal partito più importante di tutti, quello del non voto.

Il nodo del 42%

Questo significa che intercettare i consensi dei ‘disinteressati’ o dei delusi dai partiti già presenti in pianta stabile nel panorama politico diventa, almeno sul fronte del centrodestra, tanto più complicato. Il combinato disposto di questi due fattori segna l’inizio delle note dolenti per la coalizione guidata da Giorgia Meloni. La nuova legge elettorale prevede infatti il famoso premio di governabilità di 70 deputati e 35 senatori per la lista o la coalizione capace di raggiungere almeno il 42% dei voti. Sotto quella soglia il premio salta e i seggi vengono distribuiti proporzionalmente. Una differenza enorme nella prospettiva di costruire una maggioranza parlamentare stabile. E con lega e Forza Italia che i sondaggi danno sotto non solo a Futuro Nazionale, ma agli stessi risultati ottenuti alle ultime politiche e, successivamente, alle europee il problema si fa tanto maggiore.

Le percentuali del centrodestra

I conti sono presto fatti. Con il partito di via della Scrofa stabile attorno al 27%, le altre forze della coalizione devono mettere insieme il restante 15. Al momento, stando ai sondaggi, non sarebbero, invece, oltre il 13, compreso anche Noi Moderati. Il rapporto con Vannacci, oltre che politico, diventa quindi un problema anche matematico. Vero è che al momento parliamo di rilevazioni e non di dati effettivi. Un primo banco di prova arriverà però presto. Il 27 e 28 settembre si voterà per le elezioni suppletive nel collegio uninominale di Reggio Calabria e Futuro Nazionale sarà presente con il proprio simbolo per la prima volta.

Le suppletive in Calabria

Il candidato è Domenico Giannetta che arriva da Forza Italia di cui era capogruppo in Consiglio regionale prima di passare con Vannacci. Sebbene sia vero che l’appuntamento della prossima settimana non sia paragonabile ad un test nazionale, sia perché riguarda un singolo e determinato territorio, sia perché il candidato di Futuro Nazionale proviene dalle file azzurre e il suo radicamento a livello locale è cosa nota, il risultato potrebbe comunque fornire qualche indicazione utile a immaginare gli scenari futuri. Anche perché a Reggio Calabria si è da poco votato alle amministrative, dove il centrodestra ha vinto a mani basse proprio con un candidato di Forza Italia, Francesco Cannizzaro.

Oltre i sondaggi: il destino di Futuro Nazionale

Il risultato di Giannetta sarà dunque interessante per fare un raffronto e capire se, al netto del suo bagaglio di voti personali, Futuro Nazionale abbia eroso consensi alla coalizione o meno. Qualora il candidato di Vannacci ottenesse un risultato lusinghiero, ovviamente, bisognerà tenere conto della sua provenienza politica per giustificare, almeno in parte, l’eventuale erosione dell’elettorato azzurro. Se invece dovesse andare male, pur tenendo sempre ben presente il peso marginale di un voto prettamente territoriale, in un’ottica più ampia potrebbe voler dire che alla prova dei fatti il partito del generale non riesce a insidiare lo zoccolo duro del centrodestra.


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