Spalletti contro Malagò: “Siamo ripartiti con la seconda”
Intervenendo a margine degli ultimi impegni di preparazione estiva, il tecnico toscano non ha nascosto forti dubbi sulle decisioni prese dal vertice di via Allegri
Spalletti e il nuovo corso della Nazionale: «Serviva la quarta marcia di Maldini. Invece siamo senza aggiornamenti».
Le recenti uscite di Luciano Spalletti regalano una nuova analisi- diretta ed efficace come è nella sua narrazione – sulla delicata fase di transizione vissuta dalla Federcalcio e dalla Nazionale azzurra.
Spalletti contro la “nuova” Nazionale
Intervenendo a margine degli ultimi impegni di preparazione estiva, il tecnico toscano non ha nascosto forti dubbi sulle decisioni prese dal vertice di via Allegri.
E ha affidato la propria visione a una serie di colorite metafore che mettono a confronto la necessità di innovazione con i freni della routine.
La metafora dello smartphone: un sistema che non supporta il nuovo
Il punto centrale della riflessione di Spalletti, il mancato rinnovo strutturale all’interno dell’ambiente azzurro, plasticamente rappresentato dalle recenti dimissioni di Paolo Maldini dal ruolo di dt.
Per spiegare lo stallo della Federazione, Spalletti ha fatto ricorso all’immagine della tecnologia quotidiana.
«Maldini rappresentava il nuovo di cui c’era bisogno. La sensazione è che sia accaduto lo stesso che succede quando devi fare un aggiornamento sul telefonino, ma il tuo dispositivo è troppo vecchio e resti senza aggiornamenti. È andata così anche alla Nazionale».
L’ex ct ad alzo zero contro la Figc
Secondo l’allenatore, l’uscita di scena dell’ex capitano rossonero equivale a rifiutare la modernizzazione di un sistema operativo ormai superato. La scelta di rimanere bloccati su vecchie architetture anziché rinnovare i quadri e le idee.
Il cambio di marcia mancato: «Siamo ripartiti in seconda»
Alla metafora digitale Spalletti ha affiancato quella motoristica, valutando con perplessità le scelte compiute dalla FigcC per la guida tecnica e la gestione del Club Italia.
Nel commentare le ultime manovre federali, l’allenatore ha espresso stima per la figura e lo spessore di Maldini.
«Maldini avrebbe potuto mettere una marcia in più. Avremmo dovuto innestare la quarta per volare e correre sulla strada, e invece siamo ripartiti in seconda».
Pur non bocciando aprioristicamente i profili scelti per la panchina, il tecnico ha sottolineato come la sensazione generale sia quella di un’opportunità sprecata per innestare una vera accelerazione al movimento.
Un’Italia ferma, senza il “motore” e l’esperienza internazionale garantiti da una figura d’impatto come quella di Maldini.
Il rischio paventato da Spalletti è quello di una Nazionale destinata a viaggiare a ritmi troppo ridotti rispetto alle grandi potenze del calcio globale.
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