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Cronaca

Ranucci contro tutti. Il conduttore si proclama vittima, arbitro e paladino

Dopo le accuse di Mottola, Nerazzini e Bellavia, l'ex padre-padrone di Report risponde su Facebook

di Mauro Trieste -


Nel suo post-fiume, Sigfrido Ranucci parte da Alberto Nerazzini, che lo ha accusato di aver censurato tre inchieste e di non essere “un giornalista di sinistra”. Ranucci ribalta tutto. Sostiene di non aver mai bloccato nulla, di aver difeso ogni lavoro dei suoi inviati “qualunque partito coinvolgesse” e di pagare personalmente il prezzo degli attacchi politici. Una narrazione autoassolutoria che trasforma ogni critica in un affronto personale, ogni dissenso in un’ingiustizia. La linea è chiara. Lui non censura, lui protegge. Sempre.

Mottola e il “doppio ruolo”

Poi tocca a Giorgio Mottola, che ha parlato dei problemi generati dal doppio ruolo di Ranucci, autore e conduttore. Il diretto interessato liquida la questione. Nessun problema, almeno non per Mottola, che “è andato in onda liberamente più volte” con inchieste che avrebbero attirato sull’autore e conduttore degli attacchi politici. E avrebbe incassato fino a 330mila euro l’anno vendendo le sue inchieste, “la cifra più alta tra tutti gli inviati”. Un modo per insinuare che chi oggi critica, ieri non disdegnava i benefici del sistema.

Bellavia e l’inchiesta su Ranucci

Infine Gian Gaetano Bellavia, ex consulente della trasmissione, che avrebbe chiesto a Mottola un’inchiesta proprio su Ranucci. Il conduttore risponde evocando l’attentato, le intercettazioni, le ordinanze giudiziarie. Un contesto drammatico che usa per rivendicare di averlo difeso “con forza” da accuse di spionaggio. Tutto sarebbe “agli atti”, tutto dimostrerebbe la sua integrità. Ancora una volta, l’idolo del centrosinistra si presenta come l’unico garante della verità, l’unico che combatte per la libertà d’informazione.

La controffensiva di Sigfrido Ranucci è un lungo esercizio di auto-narrazione. Ma il tono, la selezione dei bersagli e la retorica del martire suggeriscono un’altra storia, quella di un conduttore che, messo sotto pressione, risponde con una versione dei fatti che non ammette dubbi, non contempla errori, non riconosce responsabilità. Una difesa totale che, proprio per questo, lascia aperte molte domande.

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