L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Editoriale

Buongiorno Elly

di Laura Tecce -


Finalmente Elly Schlein ha trovato la voce. Non per contestare le ambiguità di Giuseppe Conte sulla guerra in Ucraina, non quando le sue posizioni hanno alimentato polemiche e accuse di filo putinismo già nella prima (contestatissima) uscita pubblica del campo largo a Napoli, ma quando l’ex presidente del Consiglio ha osato fare un passo in più: rivendicare le primarie e, soprattutto, candidarsi di fatto alla guida del futuro centrosinistra. Che ovviamente era già chiarissimo a tutti.

La risposta di Elly stavolta è arrivata in giornata. Secca. “Non funziona così. Prima il programma, poi le primarie”. Buongiorno! Una rapidità insolita, soprattutto se confrontata con altri momenti in cui la segretaria dem aveva preferito il silenzio pur di non incrinare il fragile equilibrio del campo largo. Per mesi il Pd ha mandato giù (quasi) tutto in nome dell’unità: continui smarcamenti e uscite del già “avvocato del popolo” che hanno messo in forte imbarazzo i riformisti democratici. Ogni volta la priorità sembrava una sola, evitare lo scontro con Conte. Poi, improvvisamente, il cambio di passo. Perché? Perché questa volta non era in discussione soltanto una linea di politica estera. Era in discussione la leadership della coalizione.

Il capo del M5S non si è limitato a proporre le primarie: ha lasciato intendere di volerle vincere per tornare a Palazzo Chigi, trasformandole anche in un referendum sulla sua linea sull’Ucraina. Ed è qui che Schlein ha deciso di reagire. Il vero problema non è mai stato davvero solo Kiev, il vero terreno di scontro è sempre stato Palazzo Chigi. E nel campo largo, prima ancora di convincere gli elettori, bisognerà capire chi riuscirà a convincere gli alleati.

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