L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Editoriale

Una tassa patrimoniale in meno. Meno male che non governa la sinistra

di Adolfo Spezzaferro -


Una tassa sul possesso, puntuale come una cambiale, che arriva anche quando la macchina resta ferma in garage. Si paga perché si possiede un’auto, non perché la si usa. Ed è proprio questa sua anomalia a renderla davvero indigesta. Ecco perché la premier Giorgia Meloni, nell’annunciare l’eliminazione del bollo auto (e moto) per il 2027, l’ha definito come una delle tasse più odiate dagli italiani.

Per una famiglia che prende l’auto ogni mattina per andare al lavoro, portare i figli a scuola, accompagnare un genitore dal medico o che vive in un paese dove gli autobus passano ogni tot ore, la macchina non è uno status symbol, è uno strumento di vita. Aggiungere ogni anno un’imposta soltanto per il possesso significa colpire un bene che per moltissimi è una necessità.

Ecco perché l’abolizione del bollo ha un valore che va oltre la cifra scritta sull’avviso di pagamento. Significa eliminare dalle spese fisse delle famiglie un prelievo tra i più odiosi. Per troppo tempo il bollo è stato considerato inevitabile, ma il governo ha appena dimostrato che così non è. Certo, ora resta da capire come coprire il mancato gettito, ma il punto è un altro: il Cdm cancella una tassa patrimoniale, una di quelle che il campo sedicente progressista vorrebbe imporre ai cittadini in caso di vittoria alle elezioni. Un motivo in più per non votarlo.


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