La lezione di Ulisse, l’eroe della ricerca infinita
Ulisse e il mito del viaggio come metafora della modernità. Cade così l’immagine dell'eroe eponimo e antimoderno.
Non saremmo poi dei derelitti se ci leggono e opinano diversamente dalle nostre spericolate divagazioni e ce lo comunicano con la diligenza del lettore non solo provveduti e informato ma indottrinato da una sapienza solida e incrollabile.
L’Ulisse di Nolan
La mia tesi sull’Ulisse di Nolan non intendeva dubitare del debito che lo spirito borghese deve alla impresa del navigatore solitario, resistente a fascinazioni e pericoli di ogni specie, che poi torna a casa e così “costruisce” la sua immagine di epica politica e familiare.
Se non che, mi ricordano, la tappa ultima della navigazione non è il conclusivo approdo ma la penultima infinita periclitante sosta di una ricerca che continua. E aspira ad andare oltre le Colonne d’Ercole che sono il confine del mondo conosciuto e non del mondo immaginato, forse sperato.
Il mito del viaggio
Insomma regge e vince del racconto omerico la meteorica del viaggio come sfida che continua e che va oltre i confini della conoscenza. Viaggiare quindi conoscere come avventura permanente: Ulisse sopravvive al suo fedele splendido Argo, alla sua famiglia e al potere ferocemente riconquistato per riprendere una sfida più grande ai confini della conoscenza. Insomma è la resa al viaggio come ricerca senza limiti e senza fine.
Il mito del viaggio come metafora della modernità. Cade così l’immagine dell’eroe eponimo e antimoderno per assurgere dell’ideale poetico e scespiriano (c’è del metodo in quella follia). Che quindi appartiene a ogni tempo ed ogni dottrina.
Concludo: Ulisse grande Borghese? Piuttosto una folgorante lezione di una storia “che non finisce mai” e che procede come libero ardimento e come speranza umana. Spero siamo stati questa volta più convincenti . Conoscendo gli interlocutori, non sarà semplice. Ma ci proviamo.
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