Gaza, Netanyahu boccia il piano Trump: “Idf resterà finché Hamas non sarà disarmato”
Il piano americano per il futuro di Gaza si scontra con il muro di Benyamin Netanyahu. Il premier israeliano ha chiarito che Israele non intende ritirare le proprie forze dalla Striscia finché Hamas non sarà completamente disarmato, prendendo così le distanze dalla tabella di marcia sostenuta dagli Stati Uniti e mettendo a rischio il percorso verso il cessate il fuoco.
Piano su Gaza, l’apertura di Netanyahu e il dietrofront
La posizione di Netanyahu è arrivata nonostante nelle ultime ore siano emerse indiscrezioni su un possibile atteggiamento più aperto del premier. Secondo alcune fonti citate dal Jerusalem Post, la scorsa settimana Netanyahu avrebbe detto a Jared Kushner di essere disposto a dare una possibilità al piano di disarmo di Hamas proposto da Donald Trump. Parallelamente, le Forze di difesa israeliane avrebbero iniziato un progressivo arretramento fino alla cosiddetta Linea Gialla.
A pesare, però, sono soprattutto le dichiarazioni pubbliche del premier, che ha ribadito la necessità di mantenere la presenza militare israeliana nella Striscia fino alla completa eliminazione delle capacità armate di Hamas. Una linea che sembra quindi mettere in discussione l’attuazione del piano americano.
La posizione della Casa Bianca
Dalla Casa Bianca, almeno per ora, arrivano segnali distensivi. L’amministrazione Trump ha fatto sapere di non essere preoccupata dalle parole di Netanyahu, confermando al tempo stesso l’ipotesi di un graduale ritorno delle truppe israeliane alla Linea Gialla e di una riduzione degli attacchi contro Gaza.
Hamas guarda invece agli Stati Uniti e chiede a Washington di esercitare pressioni sul governo israeliano. Il movimento palestinese si aspetta che gli Usa spingano Netanyahu a rispettare la tabella di marcia e a non ostacolare il processo per motivi legati alla politica interna e alle prossime scadenze elettorali.
Durissima anche la reazione della Jihad Islamica palestinese, che accusa Netanyahu di voler manipolare i contenuti dell’accordo. Il movimento considera la sua opposizione una netta bocciatura del piano americano in 15 punti e una smentita di fatto dell’intesa sul cessate il fuoco. Al centro delle critiche c’è anche il futuro del cosiddetto Board of Peace per Gaza, sulla cui efficacia la Jihad Islamica chiede garanzie.
Sul piano regionale, intanto, resta alta la tensione anche con l’Iran. Secondo alcuni media, l’oleodotto di Kharg sarebbe completamente fermo a causa del blocco navale statunitense, mentre prosegue lo stallo nei negoziati sullo Stretto di Hormuz. Il dossier Gaza si intreccia così con una crisi regionale sempre più difficile da ricomporre.
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