La Germania del cancelliere Merz decide di "battere cassa", pressata da una gestione interna ormai al limite
Il nuovo Patto Ue su migrazione e asilo, presentato a lungo come la grande vittoria diplomatica italiana per ottenere finalmente la “solidarietà europea”, ci presenta il suo volto meno rassicurante, se i migranti tornano da Berlino.
Il nuovo Patto
Per il governo Meloni, un passaggio obbligato: accettare una responsabilità più stringente come Paese di primo approdo in cambio di un sistema di aiuti e ricollocamenti che togliesse l’Italia dall’isolamento.
Tuttavia, un compromesso che rischia di trasformarsi in un boomerang logistico.
La Germania del cancelliere Merz decide di “battere cassa”, pressata da una gestione interna ormai al limite.
E annuncia la riapertura dei respingimenti verso l’Italia in virtù delle nuove regole entrate in vigore il 12 giugno.
Il fenomeno
Oltre i titoli mediatici, è incentrato sui cosiddetti “dublinanti”: migranti che, dopo essere approdati sulle nostre coste, si sono diretti in Nord Europa.
Se nel 2024 la Germania aveva inoltrato 12.841 richieste di riammissione ottenendo solo 3 trasferimenti effettivi grazie ai veti amministrativi di Roma, oggi la musica cambia. Con il nuovo sistema, basta una notifica del database Eurodac perché il trasferimento diventi quasi automatico, e l’Italia non può più opporre un rifiuto facile.
Il caso Somalia
Il simbolo di questa nuova era, una 22enne somala il cui volo di ritorno è fissato per il 19 agosto. Il suo caso, emblema di un cambiamento profondo nei flussi.
La Somalia, seconda nazione per arrivi in Italia, con altissimi tassi di riconoscimento della protezione internazionale e con cui non esistono accordi di rimpatrio: chi arriva da lì rimane quasi certamente in Europa.
Migranti che, se tentano di spostarsi, la Germania (o la Francia) avrà ora fino a tre anni di tempo per rispedirci indietro.
E ora?
Il Viminale prova a fare scudo parlando di posizioni “azzerate” per il passato, ma la Commissione Europea ha già ammonito l’Italia per le prime inadempienze post-giugno. La sfida si sposta ora sui Centri di Accoglienza Straordinaria e sul sistema di ricezione interno.
L’Italia si è impegnata a gestire almeno 16mila procedure accelerate di frontiera all’anno, ma nel 2025 i rimpatri effettivi sono stati appena il 10% degli sbarchi. La pressione sui centri rischia di diventare insostenibile, mettendo a nudo le falle di un accordo che l’Italia ha fortemente voluto e che oggi la costringe a fare i conti con la realtà dei propri confini.
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