I brand preferiscono instaurare affiliazioni durature con creator capaci di presidiare comunità più ristrette ma altamente interattive
Il mercato italiano della creator economy continua la sua corsa senza battute d’arresto. avanzano i microinfluencer. Nel 2026 il settore registra una crescita del 10,4%, proiettandosi verso un volume d’affari complessivo di 425 milioni di euro entro la fine dell’anno.
L’avanzata della creator economy
A dispetto delle narrazioni sul ridimensionamento dell’influencer marketing, i dati dimostrano una realtà opposta: i brand non solo non stanno disinvestendo, ma stanno affinando le proprie strategie premiando la qualità, l’etica e la relazione di lungo periodo con i micro-influencer a discapito delle grandi celebrità.
È quanto emerge dallo studio “Il Futuro dell’Influencer Marketing: Prospettive 2026/2027”, condotto dalla piattaforma Kolsquare in collaborazione con B2B International su un campione di 1.123 aziende in sette mercati europei.
La spesa delle aziende: budget in crescita
L’indagine scatta una fotografia nitida sull’impegno economico del tessuto imprenditoriale. L’89% dei brand prevede di incrementare i budget dedicati ai creator nei prossimi 12 mesi e l’88% stima un ulteriore aumento nel 2027, a fronte di un irrisorio 2% che prevede tagli.
La media di spesa attuale in influencer marketing si attesta a 144.000 euro all’anno. I volumi scalano in base alle dimensioni aziendali: si passa dai 52.000 euro per le pmi sotto i 50 dipendenti, ai 137.000 euro per le medie imprese, fino ai 367.000 euro per le grandi strutture oltre i mille dipendenti.
Fatturato e ritorno economico
La centralità di questo canale è giustificata dai ritorni sul business. Per il 68% delle aziende, le collaborazioni con i creator generano fino al 25% dei ricavi totali prodotti dall’area marketing.
Collaborazioni più ampie
Si espande la rete dei creator coinvolti. La quota di aziende che collabora con oltre 100 influencer all’anno è raddoppiata dal 2024, passando dal 18% al 37%.
In Italia, la scelta delle aziende si distingue a livello europeo per una marcata attenzione alla responsabilità sociale e alla qualità dei contenuti. Quasi sei aziende su dieci (58%) esigono il rigoroso rispetto del proprio codice di condotta prima di chiudere un accordo.
In questo contesto, la figura del microinfluencer diventa centrale. I brand preferiscono instaurare affiliazioni durature con creator capaci di presidiare comunità più ristrette ma altamente interattive.
Sul fronte delle piattaforme, se Instagram, TikTok e YouTube mantengono la leadership, si registra una forte crescita di LinkedIn e WhatsApp, canali fondamentali per generare conversazioni più approfondite e relazioni fiduciarie dirette con gli utenti.
Gestione interna, intelligenza artificiale e controllo del canale
La maturità del settore si riflette infine nella gestione operativa. Il 77% dei brand sceglie di internalizzare la gestione dell’influencer marketing (spesso avvalendosi di formule ibride con agenzie specializzate) per mantenere il controllo strategico e la misurazione diretta dei risultati.
Per far fronte alla complessità derivante dalla gestione di decine di contratti contemporaneamente, l’80% delle aziende fa già ricorso ad automazioni e strumenti di Intelligenza Artificiale, indispensabili per selezionare i profili più coerenti, monitorare il rispetto delle clausole etiche e calcolare con precisione il ritorno sull’investimento.