Il Pentagono revoca il nulla osta a Frank Kendall
L’ex Segretario dell’Aeronautica nega ogni fuga di notizie sulle inchieste della stampa
Il Pentagono ha revocato il nulla osta di sicurezza (security clearance) e l’accesso alle informazioni classificate a Frank Kendall.
Il portavoce del Pentagono Sean Parnell ha annunciato che il provvedimento è scattato a causa di una presunta “divulgazione non autorizzata” ai media di informazioni classificate riguardanti le capacità difensive e di sicurezza del nuovo Air Force One di Donald Trump, un jet di lusso donato dal Qatar.
Kendall era stato citato in recenti inchieste del New York Times e del Wall Street Journal che analizzavano i sistemi di sicurezza del Boeing 747 presidenziale. Nello specifico, aveva espresso perplessità e scetticismo sui tempi rapidi con cui il velivolo era stato modificato e messo in servizio.
Il diplomatico statunitense ha definito il provvedimento come un attacco mirato, affermando che si tratta di “uno degli oltre cento casi in cui il governo ha revocato i nulla osta in modo del tutto arbitrario, spesso per motivi politici e come mezzo per colpire i nemici politici”.
La difesa e il ricorso sul nulla osta di Frank Kendall
Ha spiegato inoltre di essere stato colto di sorpresa e di aver appreso la notizia solo tramite i social media.
“Inizialmente ero sconcertato, perché non riuscivo a pensare a nulla che avessi mai detto che potesse essere classificato”.
L’ex Segretario ha ribadito di non aver mai rivelato segreti di Stato sul Boeing 747 presidenziale, commentando alla CNN: “La prima domanda che mi è venuta in mente è stata: cosa diavolo possono pensare che io abbia detto di riservato?”. Ha aggiunto di essere sempre stato attento a rimanere nei limiti delle informazioni pubbliche.
L’ex capo dell’Aeronautica ha confermato apertamente l’intenzione di fare causa e ha inoltre ingaggiato Mark Zaid, un noto avvocato specializzato in sicurezza nazionale, per costringere l’amministrazione a ripristinare il suo nulla osta.
Il caso Kendall è lo specchio di una tensione sempre più profonda tra la Casa Bianca e l’apparato della difesa. La revoca delle autorizzazioni a figure di alto profilo non è più solo una misura tecnica di sicurezza nazionale, ma una questione politica.

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