Teheran non arretra. La Cina critica la mossa di Trump
Donald Trump ha scelto di scoperchiare la crisi globale con la leggerezza di chi maneggia dinamite a mani nude. La sua “operazione economica devastante” contro l’Iran non è un semplice irrigidimento della pressione, ma una nuova fase di un confronto che minaccia di incrinare gli equilibri già fragili dell’economia mondiale. Il presunto “Economic D-Day” non ha spaventato Teheran. Gli Stati Uniti, secondo gli iraniani, stanno preparando un collasso che potrebbe travolgere prima loro stessi e poi il resto del pianeta.
Araghchi e Azizi attaccano gli Usa
Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha affondato il colpo definendo il “D-Day economico” un diversivo dalla crisi interna americana, “un debito senza precedenti e costi degli interessi in rapida crescita”. Continuare con “politiche fallimentari”, ha avvertito, porterà Washington “a un’ulteriore sconfitta e all’inimicizia degli iraniani”.
Ebrahim Azizi, presidente della commissione Sicurezza nazionale del Parlamento, ha alzato ulteriormente i toni: “Stiamo monitorando ogni vostra mossa. Qualsiasi errore avrà conseguenze molto più gravi di prima”. Poi l’ultimatum: gli Stati Uniti devono “porre immediatamente fine alla loro presenza nella regione” e accettare “il nuovo ordine regionale dell’Iran”.
Bruxelles teme le conseguenze economiche della mossa di Trump
Sul fronte internazionale, l’Unione europea ha chiesto “moderazione” e un ritorno alla diplomazia, consapevole che un’escalation nello Stretto di Hormuz metterebbe in ginocchio un continente già esposto alle fragilità energetiche.
Il monito cinese
La Cina è stata “sibillina”. “Le sanzioni e le pressioni economiche non risolveranno il problema”, ha osservato il portavoce Lin Jian. Pechino ha invitato la superpotenza rivale alla responsabilità. Dietro la calma c’è la consapevolezza di possedere leve economiche capaci di mettere seriamente in difficoltà Washington. Se decidesse di usarle, per gli Usa sarebbero guai molto seri.
Oman ed Egitto continuano a lavorare per disinnescare la crisi. Muscat ha ribadito che la sicurezza dello Stretto richiede “pace permanente”, rifiutando qualsiasi escalation. Secondo Il Cairo, un aggravamento della tensione avrebbe “gravi conseguenze per la sicurezza regionale e l’economia globale”, colpendo catene di approvvigionamento e mercati energetici già sotto pressione.
La mossa di Trump è un detonatore. Minaccia di spezzare rotte commerciali vitali, destabilizzare i flussi energetici e trascinare l’economia mondiale in una spirale di instabilità.