L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Esteri

Trump passa alla guerra economica contro l’Iran

Una svolta dettata più dal panico elettorale che dalla strategia

di Ernesto Ferrante -


Donald Trump ha ufficialmente cambiato registro. Dopo mesi di bombardamenti inconcludenti, minacce apocalittiche e annunci di vittorie mai arrivate, il presidente statunitense ha dichiarato l’avvio della “più devastante operazione economica mai intrapresa contro un Paese”. Una frase altisonante, pubblicata su Truth Social, che segna il passaggio dalla guerra militare, fallita, alla guerra economica, ora presentata come l’arma risolutiva contro Teheran.

La campagna militare contro Teheran è in stallo

Anche nella sua cerchia nessuno lo nega più. Secondo l’Afp, l’intensificarsi della pressione economica arriva mentre il conflitto si avvicina al sesto mese, senza alcuna via d’uscita diplomatica o militare. Una constatazione che non sorprende più nessuno. La promessa di “riaprire Hormuz” si è dissolta, l’Iran continua a bloccare il traffico marittimo e il quadro negoziale è fermo.

Le midterm incombono e i repubblicani tremano

Mentre la campagna militare ristagna, la politica americana si muove. Le elezioni di novembre incombono e, come riporta l’Afp, Trump si trova ad affrontare un “rinnovato esame politico interno”. Una guerra senza risultati è un peso elettorale enorme, soprattutto in un anno in cui la base conservatrice è divisa e gli indipendenti mostrano crescente insofferenza. La svolta economica è anche un tentativo di riscrivere la narrativa prima che sia troppo tardi.

La Casa Bianca minaccia ora “gravissime” sanzioni contro qualsiasi Paese che osi intrattenere rapporti commerciali con la Repubblica islamica. Nessun nome, nessun dettaglio, nessuna misura concreta, solo l’annuncio di un isolamentosenza precedenti”, in linea con quanto dichiarato una settimana fa dal Segretario del Tesoro Scott Bessent. È la nuova opzione del tycoon: meno missili, più embargo.

L’operazione segreta su Hormuz

Dietro la retorica economica c’è però un altro fronte, molto più silenzioso. Funzionari statunitensi hanno confermato ad Axios l’esistenza di un’operazione segreta nello Stretto di Hormuz. Un corridoio di navigazione controllato dagli Stati Uniti che permetterebbe a 15-20 petroliere di entrare e uscire ogni notte lungo la costa dell’Oman. Circa 10 milioni di barili al giorno, metà del volume prebellico, verrebbero così immessi nel mercato globale.

Un risultato definito “notevole”, che mitiga uno degli effetti più devastanti della guerra: l’impennata dei prezzi del greggio. Gli Stati Uniti aiuterebbero anche le navi vuote a entrare nel Golfo, caricare petrolio e ripartire, garantendo un minimo di continuità energetica. I funzionari americani lo dicono senza giri di parole: “Controlliamo il corridoio meridionale dello Stretto di Hormuz da due mesi. Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche può essere un problema, ma non controlla lo stretto. Lo controlliamo noi”.


Torna alle notizie in home