ImPatto sociale
"Robot e Ai ci rubano il lavoro" ma precariato e immigrazione irresponsabile hanno (già) fatto peggio
Robot e Ai ci ruberanno il lavoro. Sì, andrà sicuramente così. Ma non è nulla di nuovo. Con le riforme sul lavoro, quelle che ci hanno venduto come la panacea di ogni male italiano, ce lo hanno già rubato decenni di precariato. Passati a sperare che quei part-time diventassero contratti a tempo indeterminato. A invecchiare inseguendo il sogno di una vita normale. Mentre, intorno a noi, l’immigrazione ha scardinato (al ribasso, purtroppo) rapporti e salari. Intendiamoci, son cose che son sempre accadute. E quando son successe, però, le reazioni prima o poi sono state pesantissime.
Prima di robot e Ai: il ‘900 dimenticato
Il ‘900 è tutto racchiuso qui. La Belle Epoque non lo fu per tutti: il generale Bava Beccaris cannoneggiava a Milano gli operai “colpevoli” di chiedere aiuto e sostegno contro il caro del grano che li privava, letteralmente, del pane. Dalle trincee della prima guerra mondiale emerse quel tumulto che portò, in Russia, alla rivoluzione d’Ottobre e in Europa ai regimi fascisti. Erano due tentativi per superare il liberalismo. Quando, poi, cadde il Muro di Berlino ci fu chi pensò che Margaret Thatcher avesse avuto ragione pure storicamente: non c’è niente di possibile oltre il modello capitalista angloamericano. Fu così che nacque la globalizzazione, che sognammo tutti di diventare notai e che il mondo sarebbe stato un posto bellissimo senza più guerre né povertà. Ecco, gli anni son passati e le guerre non solo non son sparite ma minacciano pure il feticcio di benessere che ci è rimasto.
La (tremenda) utopia di Big Tech
Robot e Ai ci ruberanno il lavoro. C’è chi la mette sull’utopia quasi asimoviana. Tipo Musk e tutta la compagnia fatturante della Silicon Valley. Loro, le macchine, faranno il lavoro e noialtri vivremo di reddito di cittadinanza. Magari elargito dagli Stati e, se proprio necessario, dalle Big Tech. Se nessuno lavora, però, non si capisce quali soldi gli Stati potrebbero sganciare ai cittadini. Se gli stipendi, poi, arrivassero dalle grandi aziende digitali, va da sé, si tratterebbe di un’economia basata su una sorta di buoni Amazon diffusi. Non è che li puoi spendere come ti pare, come il contante della cui esistenza, costretta com’è a fare i conti con la supremazia americana nella fintech e nel credito digitale, si è finalmente accorta pure la Bce.
LEGGI TUTTE LE NEWS DI ECONOMIA
L’opzione luddista non serve a niente
Robot e Ai ci ruberanno il lavoro. C’è chi la mette sul luddismo. Quello che successe in America, negli anni d’oro della frontiera, sta riaccadendo pari pari adesso. Solo che al posto dei padroni del vapore delle ferrovie, oggi, ci sono i padroni del vapore digitale e hitech. La soluzione non fu allora di scardinare i binari e smontare i treni. Così come non fu, ai tempi di John Steinbeck, quella di smontare pezzo per pezzo i trattori che aravano la California. La soluzione arrivò dallo Stato. Che ritrovò la forza di imporsi sulle consorterie, gli interessi di parte, le lobby. In America e in Europa è già successo in passato. E in situazioni che, tutto sommato, non erano certo più compromesse di quelle attuali. Non c’è bisogno di aspettare la prossima rivoluzione. È già in corso: a votare non ci va più nessuno e no, non è solo colpa di un dibattito politico che, a tratti, fa piangere. È un segnale, fin troppo chiaro, di una disaffezione nei confronti di un ceto, non delle istituzioni, da cui ci si sente nemmeno abbandonati e traditi ma alieni.
L’impresa deve cambiare: più coraggio, meno finanza
Robot e Ai ci ruberanno il lavoro se non s’abbandona quell’idea di impresa per cui i bilanci vengono prima di ogni cosa e i mercati, finanziari, hanno sempre ragione. Non è così. Se c’è una cosa che il secondo folle mandato di Donald Trump alla Casa Bianca ha dimostrato è proprio questo: non esiste nessuna “mano invisibile del mercato” né leggi di diritto naturale che discendano direttamente dai pallottolieri di Wall Street. Ce lo diciamo da tempo: la produttività vince. E non è solo la gara a chi fa più cose e le piazza al miglior prezzo. La battaglia è su chi la idee migliori e le concretizza meglio. Pensate al cinema: una volta avevamo Germi, Antognoni, Fellini. Oggi solo scopiazzature di commedie borghesi made in France. Non è che è sempre colpa del pubblico se al cinema non ci va nessuno.
Il ruolo dello Stato
Robot e Ai non ci ruberanno il lavoro se lo Stato farà lo Stato. E, soprattutto, se il lavoro tornerà a essere un valore fondante della Repubblica, e non un costo insostenibile di cui lamentarsi né una graziosa concessione da caporali. Eccoli, appunto. L’immigrazione nel Paese dei salari bassi lavora a prezzi ancora più scontati. Al punto che persino loro hanno deciso di scappare dall’Italia. Lo sfruttamento non è solo nelle terre, nelle piccole imprese ma raggiunge pure le multinazionali, quelle digitali: le inchieste sui rider della Procura di Milano hanno spiattellato a tutta Italia le cifre assurde e le condizioni impossibili imposte ai lavoratori. Così il lavoro, come strumento di produzione e redistribuzione della ricchezza, s’inceppa. Ce lo hanno già rubato, prima di robot e Ai. Ma non è mai troppo tardi, per ripartire. Il mondo va verso un modello piramidale: i ricchi sempre più ricchi, i poveri sempre più poveri e in mezzo più nessuno. L’Europa (e l’Italia) avevano questa caratteristica: la classe media. La sfida è proprio qui.
Torna alle notizie in home