La firma a Brindisi, l'obiettivo dell'intesa mentre l'Ue avvia la gara per le 7 nuove gigafactory
Tra tante guerre, finalmente una Pax, Silica, per carità. Ma pur sempre pace. La firma dell’Italia al protocollo che aggrega il nostro Paese al grande treno occidentale che punta, guidato dalla locomotiva Usa, ad arrivare per prima (e meglio) sull’intelligenza artificiale. La firma, rimandata dopo i noti scontri tra Donald Trump e Giorgia Meloni, è arrivata a Brindisi. Per l’Italia, l’ambasciatore Armando Varricchio, Inviato Speciale della Farnesina per le nuove tecnologie. Per gli Usa, invece, l’ambasciatore Tilman Fertitta. Il progetto è ambizioso. La Pax Silica è un’iniziativa strategica internazionale che punta a rafforzare la cooperazione tra gli Usa e venti Paesi alleati.
Cosa è la Pax Silica
C’è persino l’odiata (da Trump) Unione europea. Ma, di fronte all’avanzata della Cina, c’è poco da fare gli schizzinosi. L’obiettivo primario è quello di saldare rapporti e, soprattutto, di organizzare e rafforzare le supply chain della filiera hitech. Anni di disinteresse, e di scelte strategiche che oggi si stanno rivelando non più in linea con gli obiettivi geopolitici di Washington (e cioè la fine della globalizzazione), hanno offerto un vantaggio importante a Pechino su terre rare e minerali critici. Se gli Usa hanno un problema, l’Europa non ha una certezza. Bruxelles, faticosamente, cerca di recuperare il terreno perduto.
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L’Ue all’avventura della gigafactory
È partita la gara da dieci miliardi euro per allestire sette gigafactory Ai in giro per l’Europa. L’Italia ha candidato Mestre. La concorrenza è agguerrita, come ai tempi dell’investimento europeo (poi sfumato con Biden) di Intel. Il bando comunitario è aperto ai produttori di sensori di intelligenza artificiale avanzata, software, cloud, chip, connettività. Si parla, naturalmente, anche di data center. Bruxelles vuole aumentare la sua potenza di calcolo e per farlo dovrà rivolgersi al mercato mettendo sul piatto una somma che sembra enorme ma che, tutto considerato, forse nemmeno basterà alla bisogna. “L’accesso alla potenza di calcolo disponibile all’interno delle Gigafactory per l’Ai è una necessità strategica per l’Europa, dato che lo sviluppo dell’intelligenza artificiale sta accelerando”, ha dichiarato in un comunicato Henna Virkkunen, responsabile tecnologica dell’Ue. I tempi sono, almeno stavolta, stringenti. Il bando si chiuderà il 12 novembre e già all’inizio dell’anno nuovo saranno annunciati i vincitori. Che avranno l’obbligo di garantire l’operatività delle nuove fabbriche entro, e non oltre, i diciotto mesi dalla firma del contratto. Tar permettendo, verrebbe da dire.