Una marziana a Parigi
Come quella vecchia pubblicità: Draghi, basta la parola ed ecco che Ursula von der Leyen si scapicolla alla Ref 2026 organizzata dalla Medef, la “Confindustria” francese, a comprendere le “ragioni dell’impresa”. Corre a Parigi, fa atto di pubblica contrizione al Rapporto che dell’ex governatore della Bce porta il nome, e ripete le solite giaculatorie sulla crisi e sulle molecole in più di energia (cambiate il ghost writer, non se ne può più) che non arrivano in Europa pure se si sganciano fino a 50 miliardi di euro in più. Come se fosse scesa ieri da Marte, e non fosse la presidente della Commissione Ue addirittura al secondo mandato, si è quasi sorpresa della mancata autonomia energetica e strategica di un Continente che sa annunciare ma non sa fare niente di diverso dall’incartarsi in una tela fittissima di burocrazie e regolamenti.
Una marziana a Parigi
Draghi, dunque. Basta la parola. E Ursula fa professione di fede: “Mario Draghi ha aperto la strada. Sulla sua scia, la nostra ambizione è chiara: fare dell’Europa un continente che produce, investe e protegge. Rimettere la capacità industriale al centro delle nostre azioni”. Peccato, però, che in due anni dal Rapporto solo il 10% delle cose scritte sia stato effettivamente fatto. “Creare le opportunità di cui le imprese hanno bisogno per investire. E fare dell’apertura una scelta di forza, basata sulla reciprocità, l’equità e la tutela dei nostri interessi”. Belle parole. Anzi, bellissime quelle pronunciate sull’energia: “Non possiamo chiedere alle nostre imprese di passare all’elettricità quando questa costa loro, in media, quasi tre volte di più del gas”. Chissà perché va così. “Dobbiamo quindi far scendere la bolletta, voce per voce”. Dalli agli Stati tartassatori, vai di scaricabarile.
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L’Ue è l’elettrificazione più la burocrazia
“L’elettricità non dovrebbe essere tassata più del gas. E per l’industria, la prevedibilità conta quanto il prezzo”, viva la riforma degli Ets. Ha detto la Marziana a Parigi. Draghi, dunque. Basta la parola. Non quella di Ursula che vale quel che vale. Lei si sbraccia, fa politica. La ragazza si applica pure. Ma i risultati non arrivano. Perché mentre lei promette un futuro di collaborazione all’industria, la Bce si prepara a far salire i tassi. A luglio, i falchi, già volevano tornare al rigore. Adesso la signora Isabelle Schnabel dice che l’inflazione sale e la solida tenuta economica del continente inducono a una nuova virata rialzista del costo del denaro. Un’altra marziana. Per quanto tedesca, la signora evidentemente ignora quello che sta succedendo dentro e fuori Volkswagen. Sarà un bagno di sangue. Almeno 50mila licenziamenti annunciati da herr Blume, contestato dagli operai secondo cui i tagli si estenderanno a ben 115mila persone. In discussione non ci sono solo fabbriche e posti di lavoro. C’è un modello di capitalismo, quello renano, che è stato sacrificato dalla miopia della politica Ue.
L’alito del Draghi incendia Bruxelles
Draghi, basta la parola. Per mettere un po’ di sana agitazione a Bruxelles. Contro di lui, e i signori che s’è messo al fianco, non c’è etichetta che regga. Difficile dare del sovranista all’uomo del bazooka. Impossibile, poi, litigare con herr Gerd Chrzanowski, membro del Gruppo del Reno nonché socio accomandatario del Gruppo Schwarz, che gestisce il colosso della grande distribuzione di Lidl. Vieppiù difficile farlo se Chrzanowski ha appena annunciato un investimento da 5,6 miliardi di euro a Dummerstorf, nel Meclemburgo, per mettere su un data center da far invidia agli americani. Non ha mica aspettato le gare per le gigafactory, i bandi della Ue, le strategie e le road map. Ha fatto da sé. E ha fatto bene.
Intanto, in Italia, crescono le richieste per i data center (a Terna sono aumentate del 38%) mentre il governo si ritrova già alle prese col dibattito in vista della manovra. Lo scostamento, l’energia. Quali misure assumere, come fare per dare un po’ di sollievo alle famiglie e alle imprese. Si parla di tagli alle tasse, sfrondata (finalmente) Irpef al ceto medio, incentivi all’assunzione e allargamento della Zes. Ma è solo l’inizio. Nel frattempo, Ursula parla e a Draghi è bastato scrivere (anzi, farci citare) per metterla in ambasce. Avanti tutta.
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