Crediti fittizi a go go: i professionisti della truffa
È un dato storico che l'architettura giuridica che ha reso possibile questo "banchetto" sia stata introdotta dagli articoli 119 e 121 del Decreto Rilancio sotto il governo Conte II
Cantieri fantasma, crediti d’imposta inesistenti: la cronaca recente ci consegna l’ennesimo squarcio su un’Italia che ha smesso di produrre valore per specializzarsi nella più redditizia delle arti moderne: la cartolarizzazione del nulla.
L’ultimo capitolo di questa saga dell’assurdo
L’ultima vicenda, consumata sull’asse Firenze-Teramo dove la Guardia di Finanza ha dato esecuzione a un provvedimento di sequestro preventivo per oltre 17 milioni di euro.
La punta emergente di un iceberg: una maxi-truffa da 100 milioni di euro interamente basata sul collaudato schema dei “cantieri fantasma”.
Un meccanismo di una semplicità disarmante
Uno stratagemma quasi offensivo per l’intelligenza dei contribuenti: si creano dal nulla crediti d’imposta per lavori edilizi mai iniziati, li si carica sulla piattaforma telematica e poi si fa sparire il bottino.
L’appendice internazionale
La diramazione svela la vera caratura criminale dei moderni “mestieranti” del bonus. Grazie al supporto investigativo di Eurojust, gli inquirenti hanno accertato che i proventi del reato non sono finiti in qualche cantiere di provincia, bensì all’estero, schermati attraverso sofisticate operazioni di riciclaggio e autoriciclaggio in Lituania, Olanda e Slovacchia.
Una rete transnazionale che dimostra come il generoso “regalo” dello Stato italiano sia diventato la linfa vitale per ripulire capitali sporchi in mezza Europa.
Un passo indietro
La storia di una vera e propria epidemia finanziaria illustra le indagini degli ultimi anni. Un territorio colonizzato da network di professionisti infedeli e “cartiere”.
La società “Alfa”
Una scatola vuota scoperta nel 2021, priva di dipendenti, di costi operativi e di bilanci con il rappresentante legale a vantare persino precedenti per traffico internazionale di stupefacenti.
Questa entità fantasma è riuscita a immettere nel proprio cassetto fiscale la bellezza di 233 milioni di euro di crediti fittizi per interventi mai eseguiti, generati da altre imprese cartiere.
Di questi, 216 milioni sono rimasti lì, parcheggiati in piattaforma in attesa di essere liquidati, mentre altri milioni venivano distribuiti a soggetti complici.
Più mastodontico il caso “Beta”
La vicenda, sempre nel 2021. Una vera e propria fabbrica del credito inesistente che ha portato al sequestro record di oltre 1 miliardo di euro.
Qui la truffa si è consumata in un perverso gioco di specchi: due società collegate (“Beta 1” e “Beta 2”), che condividevano gli stessi amministratori e soci, si emettevano a vicenda fatture incrociate per centinaia di milioni di euro per finti lavori di ecobonus e sismabonus.
Crediti che, una volta creati, venivano polverizzati in una catena infinita di cessioni per poi essere monetizzati presso grandi acquirenti ignari come Poste Italiane e Cassa Depositi e Prestiti.
Per i magistrati di Roma, la sentenza è stata senza appello: quei crediti non erano agevolazioni fiscali, ma “corpo del reato”, spazzatura finanziaria da equiparare a cartamoneta contraffatta di cui è obbligatoria la confisca, anche a scapito dei terzi acquirenti.
Un colossale drenaggio di risorse pubbliche
Ma non nato dal caso. Per le Fiamme Gialle la catena delle cessioni illimitate ha ricalcato perfettamente lo schema delle classiche frodi Iva intracomunitarie, quelle “carosello”.
Un modello in cui il credito d’imposta viene frazionato all’infinito, fatto rimbalzare tra teste di legno e società fittizie posizionate tra Napoli e la Germania, rendendone impossibile la tracciabilità fino alla monetizzazione finale.
Come sono nate queste misure?
Di fronte a questo scenario di devastazione erariale, si ripropone prepotentemente il tema della genesi di tali misure.
È un dato storico che l’architettura giuridica che ha reso possibile questo “banchetto” – la totale liberalizzazione della cessione del credito e dello sconto in fattura in alternativa alla detrazione diretta – sia stata introdotta dagli articoli 119 e 121 del Decreto Rilancio sotto il governo Conte II.
Una misura fortemente voluta, spinta e affiancata in Parlamento con determinazione incrollabile dai 5Stelle, la loro bandiera identitaria di “transizione ecologica” e rilancio economico post-pandemico.
Il Comitato Infrastrutture 5Stelle guidato dal Santillo
Per anni, esponenti di spicco del movimento, come l’onorevole Agostino Santillo – a lungo coordinatore del Comitato Infrastrutture del partito – hanno difeso l’impianto della norma contro ogni tentativo di restrizione operato dai tecnici del Ministero dell’Economia.
La linea difensiva del M5S, condensata anche in un libro dello stesso Santillo, poggia su una precisa strategia di scomposizione dei dati. Secondo i contiani, le frodi sul Superbonus 110% in senso stretto rappresentavano solo una quota marginale (circa il 3-5% del totale). Mentre il vero vulnus normativo risiedeva in altre agevolazioni nate senza requisiti di asseverazione o visti di conformità, primo tra tutti l’ormai celeberrimo “Bonus Facciate”.
La loro “discolpa” rivendica i benefici macroeconomici: il balzo del Pil, la nascita di migliaia di imprese e l’emersione del lavoro nero nei cantieri.
Una narrazione che però si scontra con la realtà di decreti d’urgenza scritti di fretta, anni per introdurre presidi minimi di legalità come i visti di conformità e i controlli preventivi dell’Agenzia delle Entrate.
La verità
Emerge da questa ininterrotta sequenza di inchieste: l’Italia ha inaugurato una delle stagioni di sciacallaggio finanziario più gravi della sua storia recente.
Il costo per le casse pubbliche? Vertiginoso, misurabile in decine di miliardi di deficit imprevisto che graverà sulle spalle delle prossime generazioni.
La Corte di Cassazione arranca nel tentativo di definire i confini tra crediti “inesistenti” e “non spettanti”.
I tribunali si ingolfano per stabilire se sia legittimo o meno sequestrare i cassetti fiscali di banche e intermediari che hanno acquistato in buona fede crediti poi rivelatisi fasulli.
Il Paese reale si ritrova impoverito
Abbiamo scambiato la modernizzazione infrastrutturale con la proliferazione di cartiere, prestanome e consulenti d’assalto con lo studio a Montecarlo.
Questa immane stagione di truffe creditizie non ha solo dissanguato l’erario. Ha sancito il definitivo trionfo di un’economia fittizia, dove asseverare il falso è diventato infinitamente più redditizio che costruire sul serio.
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