Il fortino di Report: diktat, risse e ombre africane
L’amore, in via Teulada, è merce rara. Corsini si muove a muso duro, blindando un Piervincenzi sempre più isolato da una redazione che lo percepisce come un corpo estraneo imposto dall'alto
Claudia Di Pasquale in una foto tratta da Facebook
Report: diktat, risse e ombre africane. Il vetro di Viale Mazzini va in frantumi. Sono le macerie di una Rai Approfondimenti svuotata e rissosa.
Report, la redazione si sente un “fortino”
Sotto il cielo plumbeo della Tv di Stato, il direttore Paolo Corsini consuma l’atto d’imperio: Claudia Di Pasquale co-condurrà Report accanto a Daniele Piervincenzi. Una pezza stesa dopo il rifiuto di Giulia Presutti, ritiratasi per “amore del programma”.
Ma l’amore, in via Teulada, è merce rara. Corsini si muove a muso duro, blindando un Piervincenzi sempre più isolato da una redazione che lo percepisce come un corpo estraneo imposto dall’alto.
“Decido io”, ringhia il direttore ai dissidenti Bernardo Iovene e Giulio Valesini. È il tramonto del collettivo di inchiesta più celebre d’Italia, sventrato da un valzer di poltrone che sa di epurazione.
Mentre ai piani alti si consuma il delitto perfetto, nel cortile della sede Rai va in scena il grottesco. Salvo Sottile, l’uomo del daytime di Ore 14 sottratto a Milo Infante, viene intercettato dagli storici inviati di Report, tra loro Bernardo Iovene.
Ne nasce un parapiglia verbale degno di un saloon: volano insulti calibri novanta, provocazioni e battutacce feroci. Sottile, accusato di essere il beneficiario della lottizzazione, incassa la rabbia di un gruppo che sente odore di smantellamento.
La tensione è fisica, il cortile Rai diventa l’arena di una guerra civile tra i reduci del giornalismo d’inchiesta e i nuovi sceriffi del palinsesto.
Le ombre dello Zimbabwe su Ranucci
Ma il vero terremoto ha coordinate esotiche. Scoppia il giallo internazionale dell’intervista di Sigfrido Ranucci in Zimbabwe, rivelato dal Tg1 in un servizio che squarcia un velo d’ipocrisia e non solo.
Spunta uno scambio di e-mail datato 29 giugno 2026 tra Ranucci e Valter Lavitola, l’immortale faccendiere. Sul piatto, la bozza di un’intervista sul mercato dei crediti di carbonio concessa a Kenneth Nyangani del quotidiano africano The Standard.
Perché inviare la bozza a Lavitola prima della pubblicazione, chiedendogli chiarimenti sui “corruttori” locali? Una commistione misteriosa, se non opaca, che imbarazza la tv pubblica e che attira l’attenzione della Procura della Repubblica di Roma. Il pezzo, pubblicato il 5 luglio, è sparito dal web non appena i riflettori italiani si sono accesi.
Ranucci, rintracciato al telefono, prima conferma – pare- e poi riattacca. Un silenzio che fa rumore. Tra veti incrociati, risse in cortile e ombre africane, Report perde la verginità e Corsini la pazienza. Decidono loro, dicono. Ma a pagare è quel che resta del servizio pubblico.
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