Caso Lindsay Clancy, sarà il giorno buono per un verdetto?
Il processo a Lindsay Clancy, per il quale ancora non c’è un verdetto, entra nelle sue ore più delicate. Dopo sei giorni di deliberazioni della giuria, il destino della donna accusata dell’omicidio dei suoi tre figli nel 2023 resta incerto. E ad aumentare la tensione c’è soprattutto un dato: secondo quanto emerso in aula, i giurati sarebbero divisi 11 a 1. La nuova giornata di deliberazioni potrebbe dunque diventare quella decisiva, ma il muro contro muro all’interno della giuria lascia aperto anche lo scenario di un ulteriore stallo. I giurati sono stati congedati al termine della sesta giornata senza essere riusciti a trovare l’unanimità necessaria.
Lindsay Clancy, cosa deve decidere realmente la giuria
Il nodo del processo non è stabilire se Lindsay Clancy abbia ucciso i suoi tre figli. La donna ha ammesso di aver strangolato Cora, 5 anni, Dawson, 3, e Callan, di appena 8 mesi, nella casa di famiglia a Duxbury, in Massachusetts, nel gennaio 2023. La questione decisiva è un’altra: Lindsay Clancy era giuridicamente responsabile delle proprie azioni nel momento in cui uccise i bambini? La difesa sostiene di no. Gli avvocati affermano che Clancy fosse affetta da psicosi post partum e che le sue condizioni mentali fossero tali da renderla non penalmente responsabile. Secondo lo standard applicato in Massachusetts, una persona può essere considerata non criminalmente responsabile se, a causa di una malattia o di un disturbo mentale, non possedeva una capacità sostanziale di comprendere l’illiceità della propria condotta.
La linea dell’accusa
L’accusa sostiene invece che Clancy, pur avendo sofferto di problemi di salute mentale, fosse consapevole di ciò che stava facendo. Che fosse, dunque, in possesso della capacità di controllare le proprie azioni. Gli omicidi sono quindi classificati come deliberati e, pertanto, la richiesta alla giuria è di ritenerla penalmente responsabile. È proprio su questa linea di confine che si gioca il verdetto. Clancy deve rispondere di tre capi d’accusa per omicidio di primo grado. In caso di condanna per omicidio di primo grado rischia l’ergastolo senza possibilità di libertà condizionale. La giuria può però prendere in considerazione anche ipotesi meno gravi. Ad esempio l’omicidio di secondo grado o quello colposo, oltre al verdetto di non colpevolezza per mancanza di responsabilità penale.
Giuria divisa 11 a 1
Nelc orso dell’udienza di ieri, il clima si è fatto particolarmente teso quando l’avvocato della difesa, Kevin Reddington, ha chiesto al giudice l’allontanamento di uno dei giurati. Secondo il legale, infatti, uno dei componenti della giuria si starebbe “rifiutando di ascoltare” le istruzioni impartite dal giudice sul principio del ragionevole dubbio. Il giudice William Sullivan ha però respinto la richiesta di rimuovere il giurato e ha disposto la prosecuzione delle deliberazioni. Una situazione che fotografa quanto sia diventato delicato il confronto all’interno della giuria. La divisione sarebbe infatti nettissima: undici contro uno. Il dato assume ancora più importanza considerando la particolare natura del processo. Dopo che la difesa ha sollevato la questione della mancanza di responsabilità penale, spetta all’accusa dimostrare oltre ogni ragionevole dubbio che Clancy fosse penalmente responsabile al momento degli omicidi.
Il giudice richiama i giurati sul “ragionevole dubbio”
Prima della sospensione dell’udienza, il giudice William Sullivan ha convocato al banco prima i rappresentanti dell’accusa e della difesa, poi Clancy e successivamente, uno alla volta, i componenti della giuria. Sullivan ha quindi disposto che i giurati continuassero a confrontarsi, tornando a richiamare le istruzioni relative al concetto di ragionevole dubbio. “Ricordate le istruzioni che vi ho ripetuto più e più volte”, ha detto il giudice. I giurati sono stati inoltre invitati a tenersi lontani dalle notizie sul processo e a non discutere il caso al di fuori dell’aula. Un passaggio particolarmente significativo proprio perché il concetto di ragionevole dubbio è diventato uno dei punti centrali dello scontro nelle ultime ore di deliberazione.
Attesa per oggi
L’appuntamento è ora fissato alle 9 del mattino in Massachusetts, le 15 in Italia, quando la giuria tornerà a riunirsi per tentare ancora una volta di raggiungere un verdetto. Dopo sei giorni di deliberazioni, il processo è dunque arrivato a un passaggio cruciale. Se i dodici giurati non riuscissero a trovare un accordo unanime, potrebbe profilarsi la possibilità di una giuria bloccata, con la conseguente possibilità di celebrare un nuovo processo. Ma prima di arrivare a questo scenario ci sarà un nuovo tentativo. La domanda che accompagna ormai da giorni uno dei processi più seguiti negli Stati Uniti resta quindi la stessa: sarà finalmente il giorno del verdetto per Lindsay Clancy o l’11 a 1 si rivelerà un ostacolo impossibile da superare?
Torna alle notizie in home