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Esteri

Guerra ibrida e nuova normalità

di Redazione -


di Paolo Giordani*

Il 1º settembre, in una conferenza stampa congiunta, i ministri tedeschi Alexander Dobrindt (Interni) e Johann Wadephul (Esteri) hanno puntato l’indice contro la Russia per i tre droni carichi di esplosivi rinvenuti, tra il 4 e il 14 agosto, all’aeroporto di Lipsia vicino ad aerei cargo Antonov diretti in Ucraina: per la prima volta un governo europeo ha pubblicamente attribuito a Mosca un’operazione “ibrida” di una certa importanza. Il giorno dopo, la presidente della commissione europea Ursula von der Leyen ha definito simili incidenti “la nuova normalità”. Lo spettro della “guerra ibrida” si aggira ormai per l’Europa e desta forte allarme.

A ben guardare, il concetto di “guerra ibrida” deriva logicamente da quello generale di guerra secondo la classica definizione di von Clausewitz: “La guerra non è che la continuazione dell’attività politica con l’impiego di altri mezzi”, cioè non è un fenomeno autonomo ma uno strumento della politica che può opportunamente servirsi, con attori statali o non statali, di mezzi di offesa anche diversi dalla semplice violenza fisica. Le possibilità sono pressoché infinite, una mescolanza di capacità convenzionali, tattiche irregolari, atti terroristici, violenza indiscriminata, disordine, cyberattacchi, azioni di propaganda e di disturbo.

Dalla dottrina Gerasimov a Nord Stream: la storia della guerra ibrida

La prassi è antica ma ha preso forma teorica agli inizi del XXI secolo nella letteratura specialistica americana. Val qui la pena di citare come esempio l’articolo del 2005 “Future Warfare: The Rise of Hybrid Wars” , in Proceedings of the U.S. Naval institute, del generale James N. Mattis e del colonnello Frank Hoffman, entrambi marines. (“Mad Dog” Mattis nel 2019 si dimise da segretario alla Difesa in polemica con la decisione di Trump di ritirare le truppe americane dalla Siria). I russi sono arrivati alla sistematizzazione più tardi, con la famosa “dottrina Gerasimov”, che prescrive, per fare la guerra, l’integrazione di strumenti militari e informativi, economici e politici (Vojenno-Promyshlennij Kurier, Corriere militare-industriale, 2013). Valerij Vasil’evič Gerasimov è oggi Capo di stato maggiore generale delle Forze armate russe.

Cercare esempi di guerre ibride nel recente passato, prima del conflitto russo-ucraino, non è affatto difficile. Basti pensare alla guerra, dal 2006, tra Israele ed Hamas, attore non statale capace di combinare attacchi missilistici, terrorismo, spostamenti attraverso tunnel, guerra psicologica. Gli stessi ucraini, dal 2014 in poi, hanno fatto uso contro i russi di varie tecniche di guerra ibrida: sabotaggi come quello al gasdotto Nordstream, assassini mirati, attacchi dietro le linee, cyberattacchi realizzati anche da collettivi di hacker sotto il coordinamento dei servizi segreti, dettagliate narrazioni sui crimini di guerra e nelle terre occupate dal nemico.

L’Europa che finanzia l’Ucraina ma resta fuori dalla diplomazia

In realtà la “nuova normalità” di cui parla la presidente von der Leyen non può stupire: già dallo scorso anno l’Europa (il blocco Ue, Regno Unito e Norvegia) è diventata il principale finanziatore e sostenitore dello Stato ucraino e del suo sforzo di respingere l’aggressione russa. Le stime più recenti collocano il contributo dell’Europa (definita come sopra) intorno al 60 per cento del totale, a seconda di come si fanno i conti, un contributo determinante. L’aumento delle azioni di guerra ibrida di Mosca, peraltro condotte in parallelo con l’intensificazione della campagna missilistica contro le infrastrutture militari e civili ucraine, è, vista dal Cremlino, un’escalation contro un gruppo di Paesi ostili, di cui si vuole saggiare la coesione e la capacità di risposta e che rimane comunque (per quanto ancora?) sotto il livello della guerra “calda”.

Per decenni l’Europa ha delegato la propria sicurezza agli Stati Uniti riducendo progressivamente le spese e le capacità militari. Ora non è più avvezza alla guerra, neppure quella “ibrida” e a (relativamente) bassa intensità che, in quanto pilastro della difesa ucraina, subisce per iniziativa della Federazione russa. Nonostante il pieno coinvolgimento nel conflitto russo-ucraino, l’ Europa appare del tutto esclusa da qualunque iniziativa diplomatica che abbia almeno qualche chance di riuscita. Forse è questo il problema più grave, più grave ancora della guerra non convenzionale di Putin.

*Presidente dell’istituto diplomatico internazionale


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