Rivoluzione sul palco. Si apre il sipario…“E luce fu”
L’avvento dell’elettricità ha trasformato completamente il mondo del Teatro. È del 1841 l’illuminazione, per mezzo di lampade elettriche, di Place de la Concorde a Parigi. Da lì in poi i Teatri si trasformeranno in breve tempo da luoghi oscuri in spazi luminosi.
Addentrandoci nei tecnicismi, dopo il 1850 iniziarono ad apparire i primi proiettori dotati di filtri colorati. Questi permettevano di indirizzare un fascio di luce più preciso e potente, sostituendo del tutto le lampade a gas che erano responsabili di frequenti incendi, per non parlare del cattivo odore che emanavano.
Al di là delle considerazioni meramente tecniche, l’illuminazione elettrica a Teatro ha permesso di accelerare un fenomeno parallelamente importante: la regia. Grazie allo scenografo Adolphe Appia la luce lavora sinergicamente e organicamente con la messa in scena. Senza di essa non si potrebbe parlare di Teatro di regia e viceversa. Sono due nuovi fenomeni ottocenteschi che hanno rivoluzionato il mondo della recitazione.
L’illuminazione risalta le emozioni, sottolinea momenti, emerge dunque la visione del regista. Il Teatro non è più una messa in scena di un testo letterario ma si evolve in qualcosa di più profondo. La luce non ha più un ruolo passivo ma attivo. Questo implica dei grossi cambiamenti nella progettazione dello spettacolo: dalla creazione di scenografie più complesse all’omogeneità dei costumi. Fino ad allora, ogni attore recitava con il proprio vestiario. Cambia anche il modo di recitare che ora segue i suggerimenti visivi. Il corpo dell’attore diventa centrale. Prima, infatti, i Teatri erano luoghi molto oscuri, le figure in scena si percepivano appena. La luce ha messo in risalto l’attore con tutta la sua fisicità. Appia e Craig trasformeranno il Teatro da bidimensionale a tridimensionale.
Craig, grande estimatore di Appia, nelle sue regie utilizza spesso la luce come veicolo emozionale. Nella sua regia Dido and Æneas di Purcell, del 1900, combina sapientemente i colori, tra luci, scenografia e costumi. Inoltre, abolì le luci della ribalta rimpiazzate con dei riflettori posti in sala. Per lui il regista era “il vero artista del Teatro”.
Le visioni artistiche di Craig si svilupparono nel corso del Novecento, e contribuirono anche a distruggere definitivamente il “Teatro dei ruoli”, fatto di canoni, regole e nomi. Il regista britannico voleva rinnovare profondamente il settore: “basta con la personalità e con l’impersonarsi degli attori; basta con quella “cattiva arte” dell’attore che si esprime in termini emotivi e personali”. Craig cita una frase di Eleonora Duse, per spiegare meglio il suo concetto: “Per salvare il teatro bisogna distruggere il teatro, gli attori e le attrici devono tutti morire di peste… essi avvelenano l’aria, rendono l’arte impossibile”.
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