Tensione al Senato. La maggioranza traballa ancora sulle preferenze
Le preferenze riaccendono gli animi al Senato, dove ieri si sono vissuti momenti febbrili. L’opposizione ha giocato d’astuzia presentando una serie di emendamenti alla riforma elettorale, con diverse sfumature. È però su un testo in particolare che si è consumato uno psicodramma, iniziato in realtà già nella serata di martedì
La proposta prevedeva di eliminare i capilista bloccati e introdurre le preferenze secche. Ma, soprattutto, vedeva il timido e poi sempre crescente apprezzamento di Fratelli d’Italia. Al punto che alcuni esponenti del partito di via della Scrofa hanno espresso pubblicamente un certo favore, generando il caos in maggioranza.
Che il partito di Giorgia Meloni fosse favorevole alle preferenze non è un mistero. Così come non è un segreto che proprio questa posizione ha reso necessaria una lunga trattativa in maggioranza per trovare un punto di caduta poi evidentemente rimesso in discussione. Tanto che sulla proposta in questione il parere del governo non è stato contrario, come ci si sarebbe aspettati su una modifica così delicata avanzata dall’opposizione, ma quello di rimettersi all’aula.
Ma perché? Che messaggio ha voluto mandare agli alleati il primo partito del centrodestra? Certo è che per far rientrare lo strappo si è reso necessario improvvisare una riunione di maggioranza in Senato, alla presenza della ministra per le Riforme, Elisabetta Casellati, e di tutti gli sherpa del centrodestra impegnati sul dossier della legge elettorale.
Un incontro all’esito del quale la coalizione si è ricompattata su una linea unitaria. In una giornata quasi interamente piovosa, il sole ha illuminato il Senato fino al momento del voto con il quale la proposta dell’opposizione è stata bocciata. Quasi a suggellare la ritrovata armonia, mentre gli esponenti dell’opposizione, da dentro e fuori l’emiciclo di Palazzo Madama evidenziavano, invece, contraddizioni e giravolte degli avversari, in particolare di Fratelli d’Italia, sulle preferenze.
I ben informati, però, parlano di momenti di altissima tensione, con tanto di telefonate incandescenti tra i big della maggioranza. Interlocuzioni che si sarebbero spinte fino alle minacce di affossare l’intero provvedimento. Alla fine lo scoglio è stato superato, ma l’acceso confronto ha rischiato di rimettere in discussione l’intera riforma. E ha riacceso un campanello di allarme in vista del prossimo passaggio alla Camera, dove la ferita inflitta dai franchi tiratori proprio sulle preferenze ancora brucia, sul quale aleggia il rischio del voto segreto.
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