Morta Denise Cosco, la figlia di Lea Garofalo: aveva 35 anni
È morta a 35 anni Denise Cosco, figlia di Lea Garofalo, la testimone di giustizia che sfidò la ’ndrangheta e venne assassinata nel 2009. Denise si è tolta la vita dopo aver trascorso gran parte della sua esistenza portando con sé il peso di una storia familiare drammatica, ma anche raccogliendo l’eredità di coraggio lasciata dalla madre. Aveva la stessa età di Lea quando venne uccisa. Una coincidenza che rende ancora più doloroso l’epilogo della vicenda di una giovane donna costretta fin dall’adolescenza a convivere con protezione, identità nascoste e continui cambiamenti. Lea Garofalo aveva scelto di collaborare con la magistratura e di ribellarsi alla cultura dei clan. Una decisione presa anche per offrire alla figlia un futuro lontano dalla ’ndrangheta e pagata con la vita.
L’omicidio di Lea Garofalo e il coraggio della figlia
Nel 2009 Lea venne attirata in una trappola a Milano. A organizzare il piano fu l’ex compagno e padre di Denise, Carlo Cosco, insieme ad altri complici. La donna fu assassinata e il suo corpo distrutto nel tentativo di cancellarne ogni traccia. Soltanto nel 2012, grazie alle rivelazioni di uno degli uomini coinvolti, furono ritrovati alcuni resti. Denise era allora poco più che adolescente. Nonostante il trauma, scelse di proseguire nel percorso per la legalità che aveva intrapreso la madre. Negli anni successivi trovò sostegno anche in Libera e in don Luigi Ciotti. Rimase sotto protezione fino al 2018, poi cambiò nome e identità, trovò un lavoro e cercò di costruire una nuova esistenza lontano dai luoghi e dalle persone legate al suo passato. Era diventata anche madre di un bambino, oggi di quasi quattro anni.
Don Ciotti: “Una giovane donna coraggiosa e sofferente”
A ricordarla è stato proprio don Luigi Ciotti, presidente di Libera e del Gruppo Abele, che la conosceva da molti anni. “Oggi è morta una giovane donna coraggiosa e sofferente”, ha detto, descrivendo coraggio e sofferenza come i due estremi tra i quali Denise aveva cercato a lungo di mantenere un difficilissimo equilibrio. Ciotti l’ha ricordata come una donna “inquieta e sensibile” che, restando fedele al percorso di riscatto iniziato dalla madre, aveva dovuto vivere per anni nascosta senza rinunciare al desiderio di conquistare una piena autonomia.
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