Tempesta perfetta: petrolio e gas volano, ora anche i mutui
La Bce alza i tassi e stanga famiglie e imprese. Il governo approva la proroga al taglio delle accise, in attesa dell'Istat sul deficit/pil
Tempesta perfetta. E la Bce, invece di aprire l’ombrello per difendere l’economia, la produttività, l’industria e lla competitività, alza i tassi e si prepara pure a rifarlo, ancora e ancora. L’inflazione, dicono, è arrivata al 3,3%, i tassi di interesse al 2,50%. Livelli alti. Fin troppo, spiegano, per il board di una banca centrale il cui unico scopo è quello, appunto, di giocare coi numeri per farli quadrare affinché il livello dei prezzi non salga oltre il due percento. Christine Lagarde, da Berlino dove s’è riunita l’austera compagnia dei banchieri europei, ha parlato di incertezza. La tempesta perfetta. Poi s’è messa a ragionare di libri (i suoi) e di politica. Già, perché privi di ogni altra occupazione, adesso si son messi pure a fare dibattito.
Tutta colpa di Afd
Detta meglio: non hanno mai smesso di farlo, solo che ora entrano nel merito delle questioni (a suon di slogan, va da sé) e ci mettono la faccia. Il governatore della Bundesbank, Joachim Nagel, ha già trovato il capro espiatorio della tempesta perfetta che s’affaccia sull’Europa. E, in particolare, sulla Germania. È tutta colpa di Afd, naturalmente. Parlando delle proposte del partito che ha vinto in Sassonia Anhalt, ha detto che gli investitori esteri “saranno riluttanti a fare affari qui” e quindi ha ammesso di sentirsi “preoccupato”.
Sell-off sui titoli Ue (e Usa)
Chissà, forse è colpa loro se proprio ieri, guarda un po’, s’è scatenato il sell-off sui titoli di Stato di mezza Europa. E, in particolar modo, dei bund tedeschi, il cui rendimento è schizzato, letteralmente, di otto punti raggiungendo quota 3,48%. Mai così alto dal 2011 a oggi. Ma tant’è. E Lagarde, che è in procinto di dare alle stampe la sua biografia in cui spiegherà (ipsa dixit) di come “una bambina venuta dal nulla possa diventare qualcuno senza essere nata nella famiglia giusta”, entra a gamba tesa nel dibattito politico francese rispondendo alla proposta di Mélénchon di cassare (almeno parte) del debito pubblico transalpino: “Non è ripetendo un concetto privo di senso sul piano legale, tecnico o finanziario che questo acquisisce validità”. E, come il famoso orologio rotto, finisce anche lei per aver ragione, una volta tanto.
Tempesta perfetta tra bollette, caro benzina e stangata mutui
Con l’aumento dei tassi di ieri, dopo quello di giugno e in attesa di capire cosa accadrà a dicembre (c’è chi scommette su un ulteriore avvitamento), i cittadini fanno i conti. La Fabi ha messo i numeri nero su bianco: a chi ha un mutuo, la stretta di Lagarde costerà fino a duecento euro in più al mese comportando il passaggio da un tasso del 3% a uno del 4,5%. Una stangata annuale, secondo i bancari, che supera i 1.200 euro per i decennali e i 1.500 per quelli trentennali. In pratica uno stipendio intero se ne andrà perché, alla Bce, non riescono a trovare una soluzione al (vero) problema. L’inflazione non sta salendo perché la domanda è impazzita, perché gli europei sono diventati tutti ricchi e spendono e spandono senza un domani.
Il grande equivoco
I prezzi salgono a causa di quello che accade sul fronte dell’energia. Gli accrocchi Ue, semplicemente, non funzionano e i rincari energetici contagiano il resto dell’economia. Ma alzare i tassi, stringendo l’accesso al credito, può rappresentare un rischio, serissimo, per le aziende e soprattutto, come sottolinea la Cna, per le piccole e medie imprese. Ma la Bce, a certe cose, non ci pensa: ha l’unico mandato di far quadrare i (suoi) numeri e, per ogni evenienza, ci sono quei cattivi di Afd, o quegli svitati de La France Insoumise, a rappresentare i soliti e funzionali caproni espiatori.
Via libera al taglio accise, con un occhio al 22 settembre
Ma chi vive nel mondo reale sa bene che questa è davvero la tempesta perfetta. Ieri il petrolio è salito a 106 dollari al barile. Il gas ha raggiunto e superato in scioltezza gli 82 euro. Sarà un autunno (a dir poco) caldissimo. Ed è per tentare di far fronte all’emergenza che ieri si è riunito, per l’ennesima volta, il consiglio dei ministri. Che, riunitosi nel pomeriggio di ieri, ha varato la proroga al taglio delle accise. Insieme a nuovi aiuti per gli autotrasportatori. Complessivamente, questa volta, sarà investito un centinaio di milioni di euro per arrivare fino al 25 settembre. Una data che non sembra a caso. Già, perché il vero appuntamento, da qui ai prossimi giorni, sarà quello del 22 settembre. Quando l’Istat potrebbe rivedere al ribasso il rapporto deficit/Pil. Se dovesse andare proprio così, l’Italia potrebbe festeggiare l’uscita, anzitempo, dai rigori del Patto di Stabilità (senza Crescita). Per Giorgetti e la compagine di governo sarebbe un successo. In grado di rafforzare, da un lato, le credenziali internazionali del Paese. E, dall’altro, di consentire all’esecutivo di poter attingere a più ampie risorse in vista della legge di bilancio.
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