Giocattoli connessi così l’Ue protegge i bambini dalla rete
Provate a immaginare una voce che esce dal baby monitor di un bimbo che sta dormendo placido nella sua cameretta e quella voce non è della mamma né del papà. Purtroppo questo scenario da film del terrore è più che reale. Oggi bambole, peluche, orologi e baby monitor sono oggetti connessi – li chiamano smart toy -, capaci di ascoltare, parlare, filmare, localizzare. Quando il giocattolo entra in rete, la sicurezza diventa sicurezza infantile. Quando il giocattolo è online, è alla mercè degli hacker. Ecco perché l’Ue ora prova a mettere ordine.
Il Cyber Resilience Act introduce obblighi per i produttori e impone di segnalare vulnerabilità sfruttate e incidenti gravi. Dal 2027 la sicurezza informatica dovrà essere parte della progettazione. Proprio nell’ottica di proteggere i più piccoli dai rischi della rete. Gli allarmi non sono mancati: dai database violati dei CloudPets alla bambola Cayla, fino agli smartwatch che hanno esposto posizione e conversazioni. La tecnologia può aiutare i genitori ma i nuovi dispositivi – giocattoli compresi – devono essere sicuri. Soprattutto se connessi alla rete.
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