Tamoil avanti col price cap, l’Ue teme Trump sul diesel
Sconti fino al 31 ottobre, ma Bruxelles teme lo stop al diesel Usa
Non c’è tre senza quattro: dopo Eni, Ip e Q8 anche Tamoil aderisce al price cap sui carburanti. La trattativa con Oilinvest, società che detiene il marchio e che afferisce al fondo sovrano della Libia, è andata in porto. Ieri pomeriggio l’annuncio di Tamoil che “conferma la propria volontà di operare come partner responsabile al servizio del Paese, dei propri clienti e degli operatori della rete, contribuendo, per quanto possibile, ad attenuare gli effetti delle attuali tensioni internazionali sul mercato dei carburanti”. Nel documento le ragioni della scelta: “Accogliendo gli appelli provenienti dalle istituzioni e dalle associazioni dei consumatori, Tamoil Italia intende contribuire concretamente a sostenere la mobilità dei cittadini attraverso l’attuazione di interventi finalizzati al contenimento dei prezzi dei carburanti”.
Tamoil, sì al price cap
E ancora: “Le misure adottate sono state concepite per generare benefici sia per i consumatori finali sia per la sostenibilità economica delle attività connesse alla rete distributiva”. È il mercato, bellezza. Un colpo di marketing i cui effetti, statene pur certi, si sentiranno anche nel futuro. Al di là delle strategie (anche) commerciali, gli effetti del price cap si fanno sentire. Altro che chiacchiere, già ieri mattina il prezzo medio della verde era sceso a 2,084 euro al litro (il giorno prima si attestava ancora a 2,11 euro) e quello del diesel è calato a 2,285 euro al litro (contro i 2,316 euro del 30 settembre). Il calo inizia ad avvertirsi anche sulla rete autostradale.
Da una dipendenza all’altra?
E no, la “scusa” dei prezzi delle quotazioni internazionali in discesa non regge più. Il diesel, infatti, è schizzato dopo tre sedute in calo conse1cutivo. Trump e le sue manovre elettorali fanno paura alla Ue. Che però continua a ripetere di essere stata rassicurata dalle fonti “ad alto livello” sulle forniture che non caleranno. Dovesse arrivare il ban ipotizzato dalla Casa Bianca, per Bruxelles sarebbe il fallimento. Tanto lavoro per nulla, tante risorse per uscire dalla dipendenza russa per finire, direttamente, in quella americana.
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