SOCIAL DUNQUE SONO – Massimiliano Romeo: “La politica deve ascoltare, non inseguire gli umori del web”
di LORENZO CASTELLUCCIO

Il senatore Massimiliano Romeo, capogruppo della Lega al Senato e segretario regionale della Lega in Lombardia, racconta il suo rapporto con i social network, tra comunicazione politica, algoritmi e libertà di espressione.
Qual è il social network che preferisce utilizzare e perché?
«Li utilizzo tutti, ma se devo sceglierne uno direi Instagram, per l’immediatezza e la facilità con cui permette di interagire con le persone».
Che tipo di contenuti guarda più spesso sui social?
«Principalmente contenuti di natura politica e di attualità».
Quante ore al giorno guarda i social?
«Secondo il monitoraggio del mio telefono, la media giornaliera è di circa 1 ora e 16 minuti».
La prima cosa che fa al mattino quando prende lo smartphone è controllare le chiamate, i messaggi su WhatsApp o guardare i social?
«Prima controllo chiamate e messaggi di WhatsApp».
Riuscirebbe a stare un’intera giornata senza vedere i social? Lo ha mai fatto?
«Sì, mi capita».
È favorevole o contrario ai filtri per foto e video sui social? Lei li usa?
«Non sono contrario, ma preferisco mostrare la realtà. Mi piacciono le immagini autentiche più di quelle ritoccate».
Quando arrivano critiche oppure commenti negativi online, come reagisce di solito?
«Se sono critiche motivate rappresentano sempre uno spunto di riflessione, come nella vita reale. L’odio gratuito, invece, lo considero semplicemente rumore di fondo».
Un account che tutti dovrebbero seguire?
«Il mio» (sorride).
Un account che lei non seguirà mai?
«Quello di Ilaria Salis».
Se i social sparissero domani mattina, che cosa le mancherebbe davvero?
«La possibilità di interagire in modo diretto e immediato con i cittadini».
Oggi i social permettono ai politici di parlare direttamente ai cittadini. Questo ha reso la politica più vicina alle persone oppure ha ridotto gli spazi di confronto critico?
«Entrambe le cose. Hanno accorciato le distanze tra politica e cittadini, ma spesso hanno anche semplificato troppo il dibattito pubblico».
Gli algoritmi dei social decidono sempre più spesso quali contenuti ottengono visibilità. C’è il rischio che una parte del dibattito democratico venga condizionata dalle piattaforme private?
«Più che un rischio è una realtà con cui dobbiamo già confrontarci».
I social stanno cambiando il modo di fare politica e di costruire consenso?
«Molto. Un tempo era la politica a indicare una direzione ai cittadini, ed era cosa buona; oggi, troppo spesso, è la politica a rincorrere gli umori e il consenso del momento».
I social vengono spesso utilizzati per fare propaganda. Come possono diventare uno strumento di ascolto e dialogo?
«Usandoli con serietà, autenticità e trasparenza. Raccontare ciò che si fa con semplicità e ascoltare davvero le persone è il modo migliore per costruire un dialogo credibile».
Qual è l’emoji che utilizza di più?
«Il cuore verde».
Che idea si è fatto dei cosiddetti “leoni da tastiera”?
«Molto dipende dalla sensibilità di chi riceve certi messaggi. Sugli adolescenti e sulle persone più fragili possono avere effetti molto gravi».
Il politico più bravo sui social?
«Uso il jolly».
Chi vincerebbe le elezioni senza social?
«Probabilmente sarebbero avvantaggiati i partiti con il maggiore radicamento sui territori, come Lega e Partito democratico».
Quando un follower può diventare un elettore?
«Non è affatto automatico. Avere tanti follower non significa avere consenso: i “like” non si trasformano automaticamente in voti».
PER TUTTE LE NEWS DI ATTUALITA’
Torna alle notizie in home