L'inchiesta della Procura di Roma fa esplodere un altro round della polemica politica
Si allarga l’inchiesta sul Ponte sullo Stretto di Messina. I carabinieri del Ros, su mandato della Procura della Repubblica di Roma, si sono presentati ieri mattina agli uffici del Mit, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, a quelli del Cipess, della società Stretto di Messina Spa e del Consorzio Eurolink. I militari hanno acquisito documenti e atti relativi a tutto l’incartamento che è stato inviato al vaglio della Corte dei conti per l’attività di controllo sulla delibera Cipess che ha approvato il progetto definitivo dell’infrastruttura e il decreto 190 con cui il Mit ha avviato le convenzioni. Il Ministero s’è affrettato a riferire di aver dato la più ampia disponibilità agli inquirenti. Gli uffici, come si legge in una nota “si sono immediatamente resi disponibili ad esibire l’intera documentazione indicata dagli inquirenti”. E questo “nella consapevolezza della regolarità amministrativa dell’iter procedimentale”.
L’inchiesta a Roma sul Ponte fa esplodere la polemica
L’indagine dei magistrati romani non rappresenta una novità. Già c’erano state alcune perquisizioni il 9 giugno scorso. L’inchiesta, che vede diversi indagati, tra cui l’ex presidente aggiunto della Corte dei conti Tommaso Miele e l’avvocato Giacomo Francesco Saccomanno. Si muove sulle ipotesi di reato di corruzione, rivelazione e utilizzo di segreto d’ufficio. Considerando, però, che l’opera rappresenta uno dei fiori all’occhiello del Pnrr, su cui il governo s’è speso molto, è scoppiata, inevitabile, la querelle politica. Dal Pd piovono accuse: “Siamo di fronte a una gestione opaca che conferma tutti i nostri peggiori timori su un’opera propagandistica, costosa e priva delle necessarie garanzie di trasparenza”, ha detto Anthony Barbagallo, capogruppo dem in Commissione trasporti.
Le accuse di Bonelli, la fiducia di Rixi
Angelo Bonelli, leader dei Verdi, ci va giù durissimo: “Sono gli stessi atti relativi ai controlli della Corte dei conti che avevo chiesto e che mi erano stati negati. Il 29 dicembre 2025, infatti, il Dipe aveva respinto la nostra richiesta di accesso alle controdeduzioni trasmesse alla Corte dei conti. Cosa avevano da nascondere”. Non fa drammi, invece, il viceministro Edoardo Rixi. “La Procura farà il suo lavoro come è legittimo che faccia. Se c’è un’inchiesta in corso, presumo, è una cosa da magistrati non certo da politici. Da questo punto di vista, lasciamo che faccia quello che deve, avrà la massima disponibilità da parte di tutti per avere i documenti che intende prendere”.
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