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Scontri in piazza, il governo alza la guardia: Milano si blinda e Roma è in allerta

di Eleonora Ciaffoloni -

Riots and looting in piazza Cordusio, where young protesters attacked a Levi's shop and smashed windows, Milan, October 18, 2026. ANSA/PAOLO SALMOIRAGO


La prima conseguenza della guerriglia di Milano è che la sicurezza è diventata una prova da superare prima ancora che una questione da discutere. E al momento, la priorità è impedire che la violenza diventi un appuntamento ricorrente, capace di condizionare il commercio, la mobilità e la vita quotidiana delle città. La seconda conseguenza riguarda un altro tipo di sicurezza, quella che viene richiesta da lavoratori danneggiati e cittadini spaventati: ritrovarsi, anche in questo fine settimana, di nuovo alle prese con la violenza urbana. E non solo a Milano.

La risposta delle istituzioni è arrivata dal governo – con il nuovo pacchetto sicurezza varato in Consiglio dei ministri il 20 ottobre – e sta arrivando sui territori, con il rafforzamento dei presidi nelle zone calde. Sul primo binario, il Cdm ha approvato un provvedimento che introduce una nuova fattispecie legata alla violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche, con pene che possono arrivare a cinque anni di reclusione e a 20mila euro di multa per chi prende parte ad azioni violente mettendo a rischio l’incolumità delle persone. Le sanzioni aumentano in presenza di aggravanti, come il volto coperto o le lesioni provocate. Per chi organizza o promuove gruppi finalizzati a compiere violenze durante le manifestazioni, anche attraverso strumenti digitali, sono previste pene più severe.

Minorenni, fermo preventivo e 500 militari: la risposta sul campo

Il decreto interviene proprio sui protagonisti delle violenze: i giovanissimi. Oltre che sulla responsabilità dei minorenni – per chi ha compiuto 14 anni viene introdotta una presunzione di capacità di intendere e di volere, con possibilità di essere chiamato a rispondere penalmente dei propri comportamenti – è prevista anche l’estensione del fermo preventivo, in determinate circostanze, ai luoghi caratterizzati da un consistente afflusso di persone, a partire dai 16 anni di età. Il principio, lo ha ribadito anche la premier Giorgia Meloni è che “chi rompe paga”, con tanto di possibilità di rivalersi sui genitori, responsabili, quando gli autori sono minorenni. L’obiettivo politico è chiaro: evitare che l’età degli autori, la dimensione collettiva delle azioni o la rapidità con cui i partecipanti si disperdono rendano più difficile identificare i responsabili e perseguirli.

L’altro binario riguarda la risposta operativa, sul campo. Tema che è stato al centro della riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, convocato in prefettura a Milano con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, il sindaco Giuseppe Sala, i vertici delle forze dell’ordine e il capo della polizia Vittorio Pisani. Tutto guarda alla preparazione del prossimo fine settimana e all’impiego dei 500 militari aggiuntivi destinati alla città, che saranno utilizzati nell’ambito dell’operazione «Strade Sicure» fino alla fine dell’anno. Il ministro Piantedosi ha assicurato che i soldati “avranno la massima mobilità sul territorio”, come già avviene in altre città, Roma compresa. Il loro impiego sarà definito in base alle esigenze e potrà comprendere attività di pattugliamento e sorveglianza. I militari svolgeranno compiti di pubblica sicurezza, mentre le funzioni di polizia giudiziaria resteranno in capo alle forze di polizia competenti.

Movimento 17 ottobre, Roma in allerta per il sabato al Circo Massimo

Il ministro dell’Interno ha parlato di un “fenomeno nuovo e complesso che va affrontato in modo nuovo” annunciando, per questo, una pianificazione mirata in vista di quanto previsto nel weekend. Una “giornata delicata” l’ha definita il sindaco di Milano Beppe Sala: per questo da parte del Comune sono pronte, a disposizione, tutte le forze della polizia locale (circa 300 persone) e droni per le attività di supporto. “Più persone, più forze di polizia, più integrazione tra le forze”, ha sintetizzato il primo cittadino, per una Milano che si appresta a controbattere. Anche il vicepremier Matteo Salvini ha garantito una linea di fermezza: “Nulla resterà impunito”, ha dichiarato. La preoccupazione però, si sposta ora sulla Capitale.

Roma non ha vissuto episodi paragonabili a quelli milanesi, ma gli appelli diffusi sui social dal sedicente “Movimento 17 ottobre” hanno acceso l’attenzione in Campidoglio. Il messaggio invita a scendere in piazza ogni sabato al Circo Massimo, inserendo Roma in una mobilitazione che coinvolgerebbe altre città italiane. I controlli di Digos e carabinieri si concentrano sui messaggi che circolano in rete e sulla possibilità che eventuali appelli violenti trovino un seguito concreto. L’attenzione riguarda anche il rischio che gruppi organizzati si inseriscano in iniziative nate con obiettivi pacifici, sfruttando la partecipazione di studenti e cittadini per alimentare tensioni. Ma c’è un terzo binario da tenere in considerazione, che rappresenta, forse, la sfida più difficile per le istituzioni.

Tenere insieme l’esigenza che la protesta pacifica possa svolgersi senza intimidazioni e impedire che la piazza diventi uno spazio in cui devastazioni e aggressioni restino impunite. Milano ha pagato, Roma guarda agli sviluppi con crescente attenzione, mentre la paura è già entrata nei negozi, nelle chat e nelle decisioni di chi deve scegliere se tenere aperta un’attività o attraversare una piazza.

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